Page 97 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                       95




                      gio di via delle Carrozze. Il maggiore Daverio, irrompendo nella camera, gli
                      comunicò che Roma era attaccata a tradimento. Immediatamente il generale
                      balzò dal letto e si precipitò a porta Cavalleggeri, dopo aver mandato l’ordi-
                      ne alla sua legione, accantonata nel convento di San Silvestro, di riunirsi di
                      corsa in piazza San Pietro. Tanto il comando aveva fidato nella parola del ge-
                      nerale francese, che la maggior parte delle truppe era sparsa qua e là per la cit-
                      tà ed in punti tutt’altro che vicini al campo d’azione!
                         Quando Garibaldi fu giunto a porta Cavalleggeri, già tuonava il cannone
                      e le campane suonavano a stormo. Pensò, egli, dapprima, di contrattaccare i
                      Francesi sul fianco sinistro, ma quand’ebbe appreso che ormai le due ville era-
                      no nelle mani dei Francesi, preoccupato delle sorti del Vascello e della porta
                      San Pancrazio, si diresse senz’altro al Gianicolo.
                         Verso le cinque e mezza il generale era già sui bastioni, scrutando le posi-
                      zioni dei Francesi. Questi occupavano saldamente il cosidetto casino dei
                      Quattro Venti, ossia la quadrata costruzione dei Corsini, che spiccava, alta nel
                      cielo, sulla villa e sui vigneti circostanti; una scalinata esterna a doppia rampa ad-
                      duceva al secondo piano del casino; d’ambo i lati di essa si stendeva un muric-
                      ciolo alto poco più di un metro, che dava ottimo riparo agli occupanti.
                         Davanti alla villa il suolo scendeva con sensibile pendenza sino alla porta
                      San Pancrazio, cosicché questo tratto, lungo un cinquecento metri, era com-
                      pletamente dominato. Alla sinistra della porta si stendevano campi di grano e
                      vigne; alla destra sorgeva l’edifìcio della villa Giraud, chiamato «il Vascello»,
                      per la somiglianza, più immaginaria forse che reale, alla prora di una nave.
                         Fatta piazzare una batteria sul bastione della casa Merluzzo, alla sinistra
                      della porta, le compagnie della legione italiana vennero successivamente lan-
                      ciate da Garibaldi alla riconquista di villa Corsini; traversato di corsa il pen-
                      dìo scoperto e battuto dal micidiale fuoco degli avversari, i legionari si avven-
                      tavano su per le due scalee, raggiungevano il breve terrazzo ed attaccavano i
                      Francesi alla baionetta. Più volte il casino fu preso e riperduto; alle 7,30, an-
                      zi, Garibaldi, potè annunziare al Triumvirato che la villa era interamente in
                      sua mano. Poco dopo, però, anche il casino era riperduto, e nel tragico spiaz-
                      zo erano caduti, morti o feriti, molti dei migliori. Morto il Daverio; ferito
                      gravemente Bixio; ferito il Masina, che tornava, tuttavia, subito al combatti-
                      mento con un braccio, al collo, applauditissimo dai suoi. Garibaldi, impavi-
                      do tra il grandinare delle palle, sembrava invulnerabile come un Dio.
                         Verso le 8 sopravvennero finalmente i bersaglieri del Manara, troppo a
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