Page 99 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 97








                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                       97




                      ni assistevano sbalorditi, furono invasi da entusiasmo così delirante da river-
                      sarsi, come un fiotto umano, giù nella strada, frammischiandosi ai combat-
                      tenti e fornendo nuovo facile bersaglio ai Francesi.
                         Questo imprevisto intervento della folla non poteva che aggravare le con-
                      dizioni, già difficili, in cui si trovavano i pochi valorosi che avevano occupa-
                      to il casino ed i rincalzi, che tentavano di raggiungerli e sostituirli; dopo bre-
                      ve, sanguinosa lotta, anche questa volta la conquista fu dovuta abbandonare.
                      Macabro pegno, i lancieri di Bologna lasciarono al nemico la spoglia del loro
                      capo, che fu rintracciata e sepolta soltanto dopo la presa di Roma.
                         A cavallo, Garibaldi riparò per ultimo, insieme col Manara, entro le mu-
                      ra del Vascello, destinato a diventare l’ultima rocca dell’epica difesa. Pure,
                      benché fosse vicina la sera, il generale non volle ancora deporre ogni speran-
                      za di riconquistare l’ormai informe rovina, che dalle vette del poggio pareva
                      minacciare le mura di Roma. Sopraggiunto a porta San Pancrazio il reggi-
                      mento «Unione» (il nono delle truppe regolari), egli volle guidare in persona
                      l’ultimo attacco, sperando di cogliere i Francesi impreparati. Purtroppo, non
                      si fece che aggiungere nuove perdite a quelle, già rilevanti, toccate nella infau-
                      sta giornata; fu in quest’attacco che cadde, fra gli altri, ferito, Goffredo Ma-
                      meli, il giovane poeta genovese. Trasportato all’ospedale, vi subiva coraggio-
                      samente una lunga agonia, spegnendosi quattro giorni dopo il tramonto del-
                      la libertà romana.
                         Mai si seppe il numero preciso dei caduti in quella giornata del 3 giugno,
                      che segnò il fato della Repubblica romana; non meno di 600 certo, tra mor-
                      ti e feriti. Oltre il Masina ed il Dandolo, morirono il colonnello Pulini, il
                      maggiore Ramorino, il capitano David, i tenenti Cavalieri, Bonnet e Grassi;
                      dei bersaglieri lombardi, caddero i capitani Meloni e Visanetti, i tenenti Sca-
                      rani, Loreta, Bucci, Gazzaniga, Marzari, Santini e Covizzi.
                         E non mancò neppure una vittima femminile: Colomba Antonietti, la
                      giovane sposa del tenente Porzi, del 2° di linea, che avendo voluto raggiunge-
                      re il marito sugli spalti, s’ebbe squarciato il fianco da una palla, mentre appre-
                      stava un sacco di terra per la difesa di un muro, e cadde gridando: Viva l’Ita-
                      lia!
                         Largamente si è discussa la condotta di Garibaldi in quella giornata me-
                      moranda; i più espressero il parere che, se in luogo di lanciare contro villa
                      Corsini attacchi numerosi e slegati, con forze esigue, non preparati e non ap-
                      poggiati convenientemente dalle artiglierie, si fosse preordinato un attacco
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