Page 100 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   col massimo delle forze disponibili, preparandolo col fuoco delle batterie ed
                   assicurando tempestivamente il reciproco concorso dei reparti e l’intervento
                   delle riserve, il risultato sarebbe stato probabilmente diverso. Non si può tra-
                   scurare, però, la considerazione che i Francesi erano almeno due volte supe-
                   riori di numero; che quando Garibaldi salì al Gianicolo, essi erano già in pos-
                   sesso di posizioni  vantaggiosissime; che il Roselli, infine, comandante in ca-
                   po, non soltanto non esercitò azione alcuna di comando durante tutta la gior-
                   nata, ma si mostrò anche molto esitante nel fare affluire le forze a porta San
                   Pancrazio, timoroso, forse, che i Francesi potessero simultaneamente attacca-
                   re in più punti della città.
                      Infatti, quel giorno stesso, un distaccamento francese, disceso da monte
                   Mario, si era impadronito di sorpresa di ponte Molle, invano contrastato dal
                   presidio, composto di reduci e legionari romani. Così, oltre che dall’alto del
                   Gianicolo, Roma era minacciata anche dalla via Flaminia e mentre diminui-
                   vano le forze della difesa crescevano quelle nemiche.




                   L’ASSEDIO

                      La difesa di Roma non poteva farsi, ormai, che sulle mura: la linea avan-
                   zata, fuori porta San Pancrazio, che aveva per perni la casa Giacometti ed il
                   Vascello, era di poco o nessun valore militare, nominata, com’era, dalle posi-
                   zioni francesi, dalle opere in terra da essi costruite e dalle loro batterie, men-
                   tre i difensori non potevano opporre che poche trincee improvvisate, prive di
                   ripari e sguarnite di artiglierie.
                      La funzione, tuttavia, di quella posizione, scolta avanzata fuori delle mu-
                   ra di Roma, era tutt’altro che priva di importanza; un posto, veramente, di
                   altissima responsabilità e di onore, che Garibaldi volle affidare alle legione di
                   Giacomo Medici, giovane ufficiale lombardo che, dopo aver valorosamente
                   combattuto in Spagna ed in America, era accorso a Roma dalla Toscana con
                   un grosso nucleo di volontari. A questi Garibaldi aggiunse alcuni reparti di
                   bersaglieri lombardi, qualche compagnia del reggimento «Unione» e qualche
                   altra della legione italiana, col compito di contrastare e ritardare, il più a lun-
                   go possibile, l’avanzata francese, specie fino a quando non si fossero compiu-
                   ti alcuni lavori di fortificazione, che erano stati progettati, d’accordo, tra Ga-
                   ribaldi, il generale Roselli, il ministro Avezzana ed il comandante del genio,
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