Page 100 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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98 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
col massimo delle forze disponibili, preparandolo col fuoco delle batterie ed
assicurando tempestivamente il reciproco concorso dei reparti e l’intervento
delle riserve, il risultato sarebbe stato probabilmente diverso. Non si può tra-
scurare, però, la considerazione che i Francesi erano almeno due volte supe-
riori di numero; che quando Garibaldi salì al Gianicolo, essi erano già in pos-
sesso di posizioni vantaggiosissime; che il Roselli, infine, comandante in ca-
po, non soltanto non esercitò azione alcuna di comando durante tutta la gior-
nata, ma si mostrò anche molto esitante nel fare affluire le forze a porta San
Pancrazio, timoroso, forse, che i Francesi potessero simultaneamente attacca-
re in più punti della città.
Infatti, quel giorno stesso, un distaccamento francese, disceso da monte
Mario, si era impadronito di sorpresa di ponte Molle, invano contrastato dal
presidio, composto di reduci e legionari romani. Così, oltre che dall’alto del
Gianicolo, Roma era minacciata anche dalla via Flaminia e mentre diminui-
vano le forze della difesa crescevano quelle nemiche.
L’ASSEDIO
La difesa di Roma non poteva farsi, ormai, che sulle mura: la linea avan-
zata, fuori porta San Pancrazio, che aveva per perni la casa Giacometti ed il
Vascello, era di poco o nessun valore militare, nominata, com’era, dalle posi-
zioni francesi, dalle opere in terra da essi costruite e dalle loro batterie, men-
tre i difensori non potevano opporre che poche trincee improvvisate, prive di
ripari e sguarnite di artiglierie.
La funzione, tuttavia, di quella posizione, scolta avanzata fuori delle mu-
ra di Roma, era tutt’altro che priva di importanza; un posto, veramente, di
altissima responsabilità e di onore, che Garibaldi volle affidare alle legione di
Giacomo Medici, giovane ufficiale lombardo che, dopo aver valorosamente
combattuto in Spagna ed in America, era accorso a Roma dalla Toscana con
un grosso nucleo di volontari. A questi Garibaldi aggiunse alcuni reparti di
bersaglieri lombardi, qualche compagnia del reggimento «Unione» e qualche
altra della legione italiana, col compito di contrastare e ritardare, il più a lun-
go possibile, l’avanzata francese, specie fino a quando non si fossero compiu-
ti alcuni lavori di fortificazione, che erano stati progettati, d’accordo, tra Ga-
ribaldi, il generale Roselli, il ministro Avezzana ed il comandante del genio,

