Page 96 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   che impedì al generale di rendersi conto, personalmente, delle disposizioni
                   prese per la difesa e di riparare almeno alle più grosse deficienze, prima che
                   fosse troppo tardi.
                      Il generale Oudinot aveva promesso di non attaccare «la place» prima del
                   lunedì 4 giugno. Si vide, poi, che egli aveva giuocato abilmente sulle parole,
                   intendendo per «place» la cinta murata, e non gli avamposti; in tal modo, pre-
                   meditando egli di impadronirsi di sorpresa delle ville Pamphili e Corsini, ave-
                   va creduto di mettere d’accordo la sua coscienza di buon cattolico con le esi-
                   genze di guerra.
                      La mattina del 3 giugno, poco prima dell’alba, un vivo fuoco di fucileria
                   empì improvvisamente di scoppi e di lampi il cielo del Gianicolo. Cos’era ac-
                   caduto? Una colonna, comandata dal generale Mollière, avanzando silenzio-
                   samente nell’oscurità per la strada della Nocetta, che fiancheggiava da sud la
                   villa Pamphili, aveva collocato delle mine sotto il recinto, per farlo saltare. Il
                   rumore dei picconi e delle pale aveva destato l’allarme nelle sentinelle italia-
                   ne, ma queste avevano dato appena mano ai moschetti, che le mine erano
                   scoppiate con fragore, ed i Francesi erano penetrati per le brecce, rapidamen-
                   te spargendosi per la boscaglia.
                      Contemporaneamente il generale Levaillant, con un’altra brigata, penetra-
                   va nella villa dal lato ovest, per un cancello facilmente aperto, piombando sui
                   difensori, che, mai attendendosi una simile sorpresa, erano ancora immersi
                   nel sonno. Parte di essi furono uccisi ancor prima di aver potuto prendere le
                   armi; altri, dopo disperata resistenza entro quei giardini ove Garibaldi aveva
                   mutato, il 30 aprile, il destino della battaglia, furono presi prigionieri; il resto
                   si salvava a stento, riparando nel convento di San Pancrazio.
                      Padroni così di villa Pamphili, i Francesi procedevano su villa Corsini. Qui
                   si scontrarono in un nucleo di bersaglieri, al comando del colonnello Pietra-
                   mellara, il quale, energicamente contrattaccando, permise al Galletti di accor-
                   rere con altri rinforzi e di respingere un battaglione nemico, che era già pene-
                   trato nella villa. Ma i reggimenti francesi del Mollière e del Levaillant, uniti-
                   si in uno sforzo decisivo, finirono con l’imporre la loro superiorità numerica,
                   sostenuta anche dall’intervento dell’artiglieria, spezzando la resistenza degli
                   Italiani, ed incalzandoli giù per la china, verso la villa del Vascello. Così, pri-
                   ma che il giorno fosse alto, la villa Corsini, chiave di Roma, era inesorabil-
                   mente perduta.
                      Garibaldi, intanto, riposava, ignaro di tutto, nel suo modestissimo allog-
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