Page 91 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 91
impag. Libro garib CISM 19-02-2008 13:12 Pagina 89
LA CAMPAGNA DEL 1849 89
risolse a dare il segnale della ritirata.
A Roma, però, non era dato gioire del bel successo riportato da Garibaldi,
perché si vivevano ore di massima angoscia ed incertezza; Oudinot si era ri-
sospinto ancora a Castel di Guido, e si temeva un suo nuovo assalto; tristi no-
tizie giungevano, perdipiù, dal nord, ove Bologna, dopo disperata resistenza,
stava per essere costretta ad aprire le porte agli Austriaci.
Garibaldi, perciò, fu richiamato la sera del 10 a Roma, ove giunse con una
notte sola di marcia, traendo con sè i feriti ed evitando accortamente di veni-
re a contatto con i borbonici. Ma il suo richiamo precipitoso si rivelò ben pre-
sto inutile, poiché l’arrivo in Roma, il giorno 15, di un inviato straordinario
francese, il de Lesseps, parve preannunciare un cambiamento repentino nella
situazione.
Il de Lesseps manifestò, al suo primo giungere, propositi conciliativi, ma,
in effetti, gli avvenimenti posteriori dimostrarono che intento precipuo di lui
fu di guadagnar tempo, sia perché potessero giungere i rinforzi chiesti dal-
l’Oudinot, sia perché il partito cattolico francese potesse guadagnarsi una
maggioranza nelle imminenti elezioni politiche.
Le trattative, comunque, tra il de Lesseps ed il governo romano condusse-
ro ad una tregua d’armi, di cui il Triumvirato volle approfittare per sbarazzar-
si definitivamente dei Napoletani, prima che ad essi si aggiungessero gli Spa-
gnoli. Con una strana decisione, però, questa volta il comando della spedizio-
ne non fu dato a Garibaldi, ma al generale Pietro Roselli, il quale, colonnel-
lo fino alla vigilia, fu promosso generale di divisione e nominato comandan-
te supremo delle truppe repubblicane, con un decreto, in data 13 maggio, che
conferiva lo stesso grado all’eroe di Montevideo, già generale di brigata. La
promozione eccezionalissima del Roselli e la sua nomina a comandante su-
premo delle truppe repubblicane tentarono alcuni di giustificare con la con-
siderazione che il nuovo capo era romano, e quindi bene accetto alla cittadi-
nanza. Certo, fu questo un altro errore del Triumvirato, che doveva, doloro-
samente, inasprire il dissidio, già esistente, tra Garibaldi e Mazzini, e fatal-
mente pesare sulle future vicende della difesa. «Io dirò pacatamente di Maz-
zini - scrisse più tardi Garibaldi - ma non voglio mentire alla mia coscienza;
e quando dico Mazzini, intendo il dittatore di Roma, titolo di cui non vole-
va assumere la responsabilità, ma di cui, si sa, aveva il potere... Egli relegò
Avezzana ad Ancona, ed io fui lasciato a difendere porta San Pancrazio. Ge-
nerale in capo fu nominato il colonnello Roselli, il quale credo avrebbe fatto

