Page 88 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   irrompere in città per la porta Pertusa, colà esistente, dopo aver distaccato
                   delle colonne lateralmente, verso porta Angelica e porta Cavalleggeri, per fra-
                   zionare le forze della difesa e batterle così più agevolmente. Senonché, giun-
                   ti davanti alle mura, con loro grande sorpresa i Francesi dovettero constatare
                   che la porta Pertusa non c’era più; da tempo essa era stata murata.
                      Fu giocoforza, allora, spostare l’attacco principale verso la porta Cavalleg-
                   geri, situata al fondo di una stretta valle, in un angolo rientrante delle mura,
                   ove gli assalitori rimanevano scoperti ed esposti al fuoco incrociato dei due
                   settori: quello a nord della porta, comandato dal colonnello Masi, e quello a
                   sud, ove vigilava Garibaldi.
                      Contemporaneamente, un’altra colonna francese si dirigeva, secondo il
                   piano dell’Oudinot, a porta Angelica, lungo angusti viottoli, assolutamente
                   dominati, ove subì perdite gravissime per il fuoco di fucileria imperversante
                   dall’alto dei giardini pensili, che in quel tratto coronavano le mura.
                      Era ormai mezzogiorno e sotto il sole cocentissimo i Francesi, evidente-
                   mente sconcertati dalla inattesa resistenza, si disponevano alla ritirata, quan-
                   do Garibaldi, che dall’alto della terrazza di villa Corsini aveva seguito le fasi
                   del combattimento, decise di muovere con i suoi dal Gianicolo, per attacca-
                   re gli avversari sul fianco. Ma la sua avanguardia, costituita da due o trecen-
                   to studenti, era appena discesa dalla villa Pamphili per imboccare la stradetta
                   che congiunge la porta San Pancrazio con la via Aurelia, che si trovò di fron-
                   te a forze francesi molto superiori. Si accese una mischia furibonda, nella qua-
                   le, nonostante il pronto accorrere di Garibaldi con i suoi legionari, questi
                   avrebbero avuto indubbiamente la peggio, se non fosse intervenuta la legio-
                   ne romana, che era di riserva, al comando del colonnello Galletti.
                      Il momento era grave, perché già i Francesi tenevano parte delle ville Pam-
                   phili e Corsini, ma i legionari italiani e romani erano fermamente decisi a
                   chiudere vittoriosamente la giornata memoranda. Il poncho bianco di Gari-
                   baldi, che intrepidamente percorreva a cavallo il fronte di battaglia, era come
                   la bandiera che trascinava dietro di sé, all’assalto irresistibile ed alla morte; al-
                   beri, statue, cespugli, tutto era riparo ai combattenti; tra i roseti in fiore del-
                   la villa furono sferrati gli ultimi assalti alla baionetta e la vittoria fu italiana.
                      Al tramonto, i Francesi erano in piena ritirata; ad accrescerne lo scompiglio,
                   sopravvenne col suo pugno di lancieri il Masina, sciabolando e catturando pri-
                   gionieri. Questi furono, in tutto, 365, tra i quali gran parte di un battaglione
                   del 20° di linea col suo maggiore, catturato da Nino Bixio; 300 circa furono i
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