Page 89 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 87








                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                       87




                      morti, e 150 i feriti. Le perdite dei difensori sommarono a 200 uomini, tra
                      morti e feriti; tra questi ultimi fu anche Garibaldi, colpito al fianco da una pal-
                      la, che, se non lo inabilitò alla guerra, gli causò sofferenze non lievi.
                         Il generale, tuttavia, avrebbe voluto quella sera stessa completare la vitto-
                      ria, uscendo dalla città e tagliando ai Francesi la via della ritirata su Civitavec-
                      chia; e fu grave errore, forse, di Mazzini e dell’Avezzana non aver accolto il
                      suggerimento di Garibaldi e del Galletti, perché i Francesi erano, indubbia-
                      mente, scossi dallo scacco subito, e non disponevano né di cavalleria per co-
                      prire la ritirata né di truppe fresche da opporre ai due reggimenti di linea ed
                      alla cavalleria romana, che non avevano ancora combattuto.
                         Si disse che Mazzini, oltreché esitante ad arrischiare le giovani milizie re-
                      pubblicane in campo aperto, fosse anche restìo ad esporre la Francia ad una
                      piena disfatta, nella persuasione che i suoi amici democratici della Camera
                      francese avrebbero saputo, al più presto, imporre un cambiamento nella po-
                      litica verso il governo di Roma.
                         Egli insisteva, d’altra parte, nel sostenere che questo non si trovasse verso
                      la Francia in stato di guerra, ma di difesa soltanto; «quasi - nota giustamente
                      il Loevinson - che la difesa guerra non fosse, e che per non renderla necessa-
                      ria non fosse necessario vincere il nemico». Nuove illusioni generose ed idea-
                      listiche, quelle del grande genovese, cui doveva purtroppo contrapporsi, nei
                      giorni seguenti, la più amara realtà. Così, mentre il popolo di Roma rendeva
                      ai Francesi caduti sul campo onoranze  solennissime ed ai feriti il Triumvira-
                      to ordinava che fossero prodigate le cure più premurose negli ospedali, la-
                      sciandoli poi liberi appena guariti e facendoli accompagnare, insieme con gli
                      altri prigionieri, in cordiale corteo, fino alle porte della città, il generale Ou-
                      dinot telegrafa a Parigi: «Attendo rinforzi e pezzi d’assedio».




                      PALESTRINA E VELLETRI

                         Altri nemici, intanto, convergevano minacciosi verso Roma.
                      Mentre truppe austriache scendevano per la Toscana e le Romagne e si parla-
                      va di un imminente sbarco di Spagnoli a Gaeta, una Divisione napoletana,
                      forte di 6700 uomini, agli ordini del generale Winspeare, era giunta già sui
                      colli Albani, ed un’altra forte colonna, condotta dal colonnello Cutrofiano,
                      era in marcia per rinforzarla.
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