Page 87 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 87
impag. Libro garib CISM 19-02-2008 13:12 Pagina 85
LA CAMPAGNA DEL 1849 85
in pochi giorni, improvvisare una sistemazione difensiva tutt’altro che spre-
gevole, rafforzandola anche con una seconda linea, appoggiata in gran parte
al vecchio recinto aureliano.
La linea dei bastioni fu divisa in vari settori: a Garibaldi fu affidato dal mi-
nistro della guerra, Avezzana, il più importante, ossia quello del Gianicolo, da
porta Portese a porta Cavalleggeri. In questo tratto la posizione dei difensori
presentava una ragione evidente di inferiorità, per il fatto che dal lato ester-
no delle mura di Urbano Vili il terreno era allo stesso livello, quando non ad-
dirittura più alto, della linea di difesa: sulla porta San Pancrazio, ad esempio,
aveva dominio assoluto la villa Corsini. Fu questa la ragione per la quale Ga-
ribaldi, giunto appena sul posto e resosi conto della situazione, giudicò di do-
ver portare la difesa fuori delle mura, e precisamente sulle brevi alture di vil-
la Corsini e villa Pamphili.
Si dovette appunto a questa pronta intuizione del generale ed alla magni-
fica condotta dei suoi legionari se i difensori di Roma poterono ottenere la
vittoria, purtroppo effimera, del 30 aprile.
LA GIORNATA DEL 30 APRILE
Lasciato, come si è detto, un distaccamento a guardia delle sue comunica-
zioni con il mare, il generale Oudinot avanzava su Roma, con circa seimila
fanti ed un buon nerbo di artiglieria da campagna; non recava con sé né ar-
tiglieria d’assedio né mezzo alcuno per la scalata delle mura, convinto com’e-
ra che la città avrebbe senz’altro aperte le porte, al primo comparire dei pan-
talons rouges. «Noi - aveva scritto nel suo proclama alle truppe - non trovere-
mo nemici né fra le popolazioni né fra le truppe romane, poiché le une e le
altre ci considerano come liberatori».
I primi dubbi sulle accoglienze romane dovettero colpire il generale fran-
cese la notte dal 29 al 30 aprile, quando un piccolo drappello di cacciatori a
cavallo, da lui mandato in avanscoperta e comandato da un suo fratello, ca-
pitano di cavalleria, si vide, poco lungi da Castel di Guido, attaccato a fuci-
late da uno squadrone di dragoni, lasciando un uomo sul terreno ed uno pri-
gioniero.
II grosso delle forze francesi, giunto al mattino sotto le mura di Roma, si
diresse dapprima verso il punto più alto delle mura vaticane, con l’intento di

