Page 87 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                       85




                      in pochi giorni, improvvisare una sistemazione difensiva tutt’altro che spre-
                      gevole, rafforzandola anche con una seconda linea, appoggiata in gran parte
                      al vecchio recinto aureliano.
                         La linea dei bastioni fu divisa in vari settori: a Garibaldi fu affidato dal mi-
                      nistro della guerra, Avezzana, il più importante, ossia quello del Gianicolo, da
                      porta Portese a porta Cavalleggeri. In questo tratto la posizione dei difensori
                      presentava una ragione evidente di inferiorità, per il fatto che dal lato ester-
                      no delle mura di Urbano Vili il terreno era allo stesso livello, quando non ad-
                      dirittura più alto, della linea di difesa: sulla porta San Pancrazio, ad esempio,
                      aveva dominio assoluto la villa Corsini. Fu questa la ragione per la quale Ga-
                      ribaldi, giunto appena sul posto e resosi conto della situazione, giudicò di do-
                      ver portare la difesa fuori delle mura, e precisamente sulle brevi alture di vil-
                      la Corsini e villa Pamphili.
                         Si dovette appunto a questa pronta intuizione del generale ed alla magni-
                      fica condotta dei suoi legionari se i difensori di Roma poterono ottenere la
                      vittoria, purtroppo effimera, del 30 aprile.




                      LA GIORNATA DEL 30 APRILE
                         Lasciato, come si è detto, un distaccamento a guardia delle sue comunica-
                      zioni con il mare, il generale Oudinot avanzava su Roma, con circa seimila
                      fanti ed un buon nerbo di artiglieria da campagna; non recava con sé né ar-
                      tiglieria d’assedio né mezzo alcuno per la scalata delle mura, convinto com’e-
                      ra che la città avrebbe senz’altro aperte le porte, al primo comparire dei pan-
                      talons rouges. «Noi - aveva scritto nel suo proclama alle truppe - non trovere-
                      mo nemici né fra le popolazioni né fra le truppe romane, poiché le une e le
                      altre ci considerano come liberatori».
                         I primi dubbi sulle accoglienze romane dovettero colpire il generale fran-
                      cese la notte dal 29 al 30 aprile, quando un piccolo drappello di cacciatori a
                      cavallo, da lui mandato in avanscoperta e comandato da un suo fratello, ca-
                      pitano di cavalleria, si vide, poco lungi da Castel di Guido, attaccato a fuci-
                      late da uno squadrone di dragoni, lasciando un uomo sul terreno ed uno pri-
                      gioniero.
                         II grosso delle forze francesi, giunto al mattino sotto le mura di Roma, si
                      diresse dapprima verso il punto più alto delle mura vaticane, con l’intento di
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