Page 82 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   te, attese qualche settimana per promettere un intervento, ma non appena la
                   campagna si fu risolta in suo favore a Novara, fece subito sapere alla Francia
                   di essere disposta ad inviare anch’essa truppe in aiuto del Pontefice. Il Gover-
                   no francese, allora, che già, fin dal dicembre, nell’intento precipuo di catti-
                   varsi il partito clericale, aveva progettato una spedizione a Civitavecchia, si af-
                   frettò ad agire da solo; il 16 aprile, l’Assemblea nazionale francese concedeva
                   un credito di un milione e duecentomila franchi, perchè un corpo di spedi-
                   zione potesse, in conformità del voto espresso dall’Assemblea stessa il 30 mar-
                   zo, salpare da Tolone e da Marsiglia, «per favorire le aspirazioni delle popola-
                   zioni romane, le quali desideravano che venisse rimesso l’ordine al posto del-
                   l’anarchia». A comandare il corpo di spedizione veniva nominato il generale
                   Oudinot, figliolo di quell’Oudinot che aveva meritato il titolo di «Bayard de
                   l’Armée» e la nomina a maresciallo di Napoleone I.
                      Il paradosso storico, per cui la Francia repubblicana ed il suo liberalissimo
                   Principe-presidente si disponevano all’opera liberticida contro la rinata Re-
                   pubblica Romana, prevenendo od accompagnando l’intervento di governi
                   notoriamente reazionari, era così compiuto. Fino all’ultimo, forse, Luigi Na-
                   poleone si illuse che la Corte papale fosse capace di riprendere il governo,
                   adattandosi alle massime liberali, già proclamate; certo, nel corso degli avve-
                   nimenti, doveva apparire sempre più evidente il contrasto tra un programma
                   di illusioni e la ben diversa realtà.
                      Disinganno non minore doveva toccare all’idealismo di Mazzini, il quale,
                   fiducioso nelle tradizioni liberali della Francia e nelle idee politiche di Luigi
                   Napoleone, presumibilmente non del tutto immemore delle sue avventure
                   giovanili tra i carbonari, riteneva che mai si sarebbe passati ad aperte ostilità
                   contro la Repubblica; lo confortava anche la speranza che Venezia avrebbe
                   lungamente resistito agli Austriaci, che gli Ungheresi avrebbero trionfato nel-
                   la loro rivoluzione e che presto moti gravissimi sarebbero scoppiati anche in
                   Germania.
                      Queste fallaci illusioni dovevano ben presto dileguarsi, quando, la sera del
                   24 aprile, si apprese che un grosso convoglio francese era già segnalato nelle
                   acque di Civitavecchia, e che il generale Oudinot aveva mandato a terra due
                   parlamentari, per chiedere al preside della città il permesso di sbarcarvi le sue
                   truppe.
                      Immediatamente l’Assemblea, interprete della volontà popolare, ordinava
                   di apprestare la difesa di Roma contro lo straniero e formulava una fiera pro-
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