Page 80 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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le e del Campello, che questi si risolse all’assoldamento della legione, tenen-
dola pur sempre lontana da Roma.
Garibaldi, però, chiese ed ottenne che, invece di trasferirsi a Porto San
Giorgio, fosse consentito al suo corpo di rimanere a Macerata; ed in questa,
come nelle altre sue richieste al governo di Roma, seppe sempre contenere il
suo orgoglio ed il giusto risentimento dei suoi, tutto sopportando, anche la
riduzione del suo grado a quello di semplice tenente colonnello, pur di non
mancare ai grandi avvenimenti, di cui egli sentiva l’approssimarsi.
Il 21 gennaio, mentre la legione si trovava tuttora a Macerata, si svolsero
le elezioni per la Costituente e l’entusiasmo popolare volle eleggere Garibal-
di deputato, nonostante che gli mancasse il requisito della cittadinanza. Alla
fine del mese, quindi, dopo che per ordine governativo la legione si fu trasfe-
rita a Rieti, Garibaldi prese nuovamente la via di Roma, nell’intento di eser-
citare il suo mandato politico all’Assemblea costituente, convocata per il 5
febbraio. Dal suo scanno di rappresentante egli propose, senza ambagi e con
parola vibrante, la proclamazione della Repubblica: «Mi pare che ritardare un
minuto sia un delitto, perchè oggi la terza parte della nazione italiana è schia-
va. Esalano sospiri e lamenti da milioni di fratelli italiani. E noi stiamo qui a
discutere di forme. Fermamente io credo che dopo aver cessato l’altro siste-
ma di governo, quello più conveniente a Roma sia la Repubblica». E la Re-
pubblica fu votata, alfine, in quella notte memoranda dall’8 al 9 febbraio, in
cui, nelle fastose sale della Cancelleria romana, alla mente di Giuseppe Gari-
baldi dovette certamente ripresentarsi, insieme con i ricordi dell’antica Re-
pubblica dei Gracchi e dei Scipioni la visione della travolgente battaglia di
San Antonio, nella quale, tre anni prima, in quel giorno stesso, egli ed i suoi
compagni - taluni dei quali militavano ancora ai suoi ordini nella prima le-
gione italiana - avevano dato prova al mondo che gli Italiani erano pur sem-
pre degni eredi di Roma.
I legionari, frattanto, completavano nel territorio reatino il loro addestra-
mento e l’equipaggiamento, ed ogni giorno vedevano accrescersi le loro fila
di nuovi arruolati, tanto che alla metà di marzo si era già raggiunto il migliaio
di uomini. L’ 11 aprile, a Garibaldi, che da pochi giorni aveva ripreso il co-
mando della legione, pervenne dalla Commissione di guerra l’ordine di spo-
starsi nella zona di Anagni, tra Frosinone e Velletri, per essere in grado di
parare eventuali attacchi al territorio della Repubblica da parte di truppe na-
poletane; si volle, però, evitare (tanto certe diffidenze non erano del tutto

