Page 75 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1848 73
dell’indipendenza era diventato una seconda religione e la guerra nazionale
era combattuta da tutto il popolo senza tregua, nè quartiere. Egli crede di
trovare desti e pugnaci questi sentimenti anche in Italia; essi invece sono tor-
pidi ancora nelle coscienze, il popolo non è maturo per un grande rivolgi-
mento.
Così l’impresa fallisce principalmente per mancato consenso di popolo e
si riduce ad un tentativo, o meglio ad un principio di guerra di bande, pre-
stamente soffocato, perchè il Radetzky, spaventato proprio dall’idea che quel
pugno di uomini, male armati e peggio equipaggiati, possa provocare davve-
ro una nuova rivoluzione, getta contro di esso più che un Corpo d’armata.
Limitata nello spazio, brevissima nel tempo, l’impresa ha tre episodi sa-
lienti: i due combattimenti di Luino e di Morazzone e la manovra del 25 ago-
sto attorno a Campo dei Fiori. Il combattimento di Luino fu d’incontro,
quello di Morazzone di sorpresa; l’uno e l’altro attestano il valore dei volon-
tari ed il sangue freddo del capo, ma non si va più in là; la loro importanza
tattica non è certo tale da esser meritevole di speciale ricordo. Durarono un’o-
ra o poco più; a Luino gli Austriaci tennero contegno passivo, non seppero
aggredire i legionari nel momento in cui, alla spicciolata, scendevano dalla
strada per schierarsi, cedettero ben presto all’impeto degli assalitori e si ritira-
rono fuggendo; a Morazzone i comandanti austriaci dimostrarono imprevi-
denza ed imperizia, interrompendo un combattimento durante la notte e la-
sciando sfuggire i garibaldini da una borgata di piccolo perimetro senza nep-
pure molestarli nella ritirata.
Di gran lunga più degna di considerazione è la manovra con la quale Ga-
ribaldi il 24 e il 25 agosto sfugge all’accerchiamento del nemico. Qui egli, con
ammirabile energia, con grande penetrazione ed acutezza di mente, con riso-
lutezza di azione e con intuizione del terreno, una delle sue qualità militari
più spiccate, indovina i propositi degli Austriaci e li beffa, giungendo alle lo-
ro spalle inavveduto ed inaspettato. Un comandante di mente e di levatura
comuni, nelle condizioni in cui egli si trovava, sapendo aver di contro forze
numerose, agguerrite e ben armate, non si sarebbe gettato all’azzardo su un
terreno ignoto, ma avrebbe abbandonato la partita che appariva del resto già
compromessa e raggiunto il confine svizzero.
In questa campagna dunque si delineano già poderosi i tratti della figura
di Garibaldi come patriota e come uomo di guerra. Come patriota, egli sen-
te e riflette tutti gli spasimi della patria ed ergendosi gigante tra la folla me-

