Page 70 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   seggera, perché le popolazioni, le quali avevano visto ritornare gli Austriaci e
                   ne temevano il noto rigore sbrigativo, non potevano granché esaltarsi allo
                   spettacolo di quelle poche centinaia d’armati, che pretendevano di vincere
                   quel nemico che non erano riuscite a vincere le solide truppe piemontesi; li
                   guardavano non con inimicizia, ma con sospettosa sfiducia, e badavano a non
                   compromettersi  inutilmente, che se le cose, come appariva probabile, fosse-
                   ro andate male anche questa volta, nessuno sarebbe venuto a proteggerle,
                   quando fossero state chiamate alla resa dei conti dalle autorità austriache.
                      Dal canto suo il Radetzky, forse temendo che quel gruppo di rivoltosi po-
                   tesse riaccendere la ribellione, si affrettò a mandar loro contro un intero Cor-
                   po d’armata, il II, comandato dal maresciallo d’Aspre, che campeggiava nel
                   Bresciano, con l’incarico di andare a ristabilire l’ordine e la tranquillità nel
                   territorio compreso tra Bergamo e il lago Maggiore. Il Corpo d’armata, il 20
                   agosto, aveva la brigata  Schwarzenberg in Lecco, la brigata Gyulai in Berga-
                   mo; le altre due brigate, Liechtenstein e Simbschen, più indietro, a Palazzolo
                   ed a Chiari. Erano state messe a disposizione del d’Aspre anche le brigate
                   Maurer e Strassoldo che si trovavano rispettivamente a Gallarate ed a Trada-
                   te. Ogni brigata aveva dai 2500 ai 3500 uomini e sei pezzi d’artiglieria, sic-
                   ché si può calcolare si dirigessero contro Garibaldi dai 15 ai 17.000 uomini
                   con 36 pezzi e qualche reparto di cavalleria.
                      Il 22 agosto due battaglioni del reggimento Imperatore della brigata
                   Schwarzenberg, con mezzo squadrone e due pezzi, si riunivano ad Olgiate col
                   battaglione confinari; il resto della brigata, insieme a quella Gyulai, si trova-
                   va in Como; la brigata Simbschen a Fino Mornasco, a sud di Como, in mar-
                   cia verso Varese, su cui dovevano convergere anche le brigate Maurer e Stras-
                   soldo da Gallarate e da Tradate.
                      Garibaldi, informato dell’approssimarsi di forze tanto numerose, il 20 ri-
                   piegò da Varese sulle alture di Induno, distaccando il Medici con 200 uomi-
                   ni a Viggiù sul proprio fianco sinistro, il 21 «spaventato dall’idea di vedere la
                   compagnia tanto vicina alla Svizzera» gli mandò l’ordine di avanzarsi ed oc-
                   cupare una posizione verso Como. «Io mi trovo - continuava - sulla strada di
                   Valganna, per mantenere le comunicazioni con Luino e manderò altre com-
                   pagnie in differenti direzioni. Vi avviserò di tutto e voi procurate di fare al-
                   trettanto a mio riguardo». Da questo ordine si rileva come Garibaldi badasse
                   ai collegamenti.
                      Il Medici mosse la sera del 22, la notte raggiunse Ligurno dove, la matti-
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