Page 66 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 66
impag. Libro garib CISM 19-02-2008 13:12 Pagina 64
64 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
videnza concede la fierezza indomabile che vince lo sbigottimento dell’ora e
lancia ai grandi destini. Garibaldi è fra questi eletti.
La mattina del 7, a San Fermo, arringa i suoi, ridotti a men che 1500 uo-
mini, e dichiara viltà deporre le armi dinanzi al nemico, annunzia ancora il
fermo proposito di continuare la guerra, li invita a seguirlo ma non nascon-
de che dovranno affrontare pericoli, pene, privazioni, la morte anche, senza
ottenere ricompense. Poi prosegue il cammino e, per Varese e Sesto Calende,
entra il 10 a Castelletto Ticino, in terra piemontese. Lo segue da presso uno
squadrone di cavalleria austriaca, il cui comandante gli comunica la sospen-
sione d’armi. Garibaldi la fa per il momento rispettare, ma non ha affatto l’in-
tenzione di acconciarvisi.
L’ 11 agosto infatti, quando gli vien la nuova dell’armistizio Salasco e ne
conosce i termini, il suo sdegno prorompe pieno «per le degradanti condizio-
ni del patto.. . Si suggellava il servaggio della povera Lombardia, e noi che era-
vamo venuti per difenderla, acclamati campioni di quel popolo infelice, nem-
meno sguainammo la nostra sciabola per essa! Vi era da morir di vergogna!».
Lancia quindi quel famoso proclama agli Italiani che, per la virulenza del lin-
guaggio e per l’ingiustizia, con la quale inveisce contro Carlo Alberto, fu cre-
duto, dal governo piemontese, opera di Mazzini.
Invece è la genuina espressione del suo stato d’animo. I rovesci dell’eserci-
to sardo lo avevano sorpreso ed afflitto, ma non sfiduciato; anzi pareva che
gliene fosse nata in cuore una speranza, una certezza più viva, quella d’una ri-
scossa pronta e travolgente. Ora che l’armistizio è firmato, Garibaldi né può,
né sa intendere le vere cause politiche e militari e, nell’amarezza e nello sde-
gno della delusione improvvisa, accoglie naturalmente e fa sue le voci d’in-
ganni, di viltà, di tradimenti con cui le moltitudini sogliono spiegare e vitu-
perare i rovesci impreveduti e dannosi e, trascinato dal suo temperamento,
scaglia pubblicamente, senza ponderarle, le accuse contro il Re.
Ma, attraverso questi errori nella valutazione degli uomini e delle cose - er-
rori contingenti - il proclama rivela le forze fondamentali della sua natura: il
coraggio anzitutto che lo conduce ad affrontare una impresa che a taluno ap-
pariva pazzia, poi la fiducia in sé, la volontà possente pronta a sollevarsi con-
tro tutte le forze che le si opporranno siano uomini, siano avvenimenti.
E per prima cosa egli dichiara il diritto, in nome del popolo di continuare la
guerra. «Eletto in Milano dal popolo e dai suoi rappresentanti a duce d’uo-
mini, la cui mèta non è altro che l’indipendenza italiana, io non posso con-

