Page 69 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1848 67
d’armi di Montevideo, ed aveva di più salute ferrea».
Garibaldi lasciò Castelletto la notte del 14, di buon mattino arrivò ad Aro-
na, dove imbarcò i suoi su due battelli a vapore che facevano normalmente
servizio sul lago e su dieci barconi rimorchiati; nel pomeriggio traversò il la-
go ed a notte fatta giunse a Luino.
Verso le 17 del 15, mentre la legione, ridotta a meno di 1500 uomini, s’e-
ra incamminata, divisa in tre scaglioni, per un sentiero incassato adducente
in Val Travaglia, tre compagnie austriache, forse mandate a guarnire la linea
d’armistizio, si avanzavano verso Luino per la strada che costeggia il lago. Ga-
ribaldi, avvistato il nemico, ordinò all’ultimo scaglione di retrocedere ed ap-
postarsi all’albergo della Beccaccia, grosso fabbricato cinto da muri e da sie-
pi, situato quasi all’incrocio del sentiero con la strada, ma il nemico, preve-
nendo la mossa, respinse i legionari accorsi per eseguire l’ordine del generale.
La ristrettezza del sentiero impedì agli altri di retrocedere prestamente, sicché
passò del tempo prima che il rimanente dell’ultimo scaglione ed il secondo
potessero uscire dal sentiero, schierarsi ed assalire gli Austriaci, i quali, in quel
mentre, s’erano afforzati alla meglio dietro i muri del fabbricato. L’attacco tar-
divo, forse slegato, fallì. Ma, sopraggiunto il primo scaglione – battaglione
volontari pavesi - i legionari ripresero l’azione con più animo ed impeto e, as-
salendo a baionetta calata, ebbero presto ragione del nemico che si pose in fu-
ga, lasciando sul terreno 2 morti, 14 feriti e 23 prigionieri; i volontari ebbe-
ro 5 morti e 17 feriti. «Con cinquanta cavalieri per inseguirli – scrive Gari-
baldi - pochi o nessuno si sarebbero salvati di quei nemici d’Italia. I pochi uo-
mini a cavallo ch’io avevo, tra loro gli ufficiali Bueno e Giacomo Minuto,
d’alto valore, erano occupati come esploratori o vedette».
Questa breve fazione, la prima combattuta da Garibaldi in Italia, ebbe un
notevole risultato morale, perché rinfrancò l’animo di quei giovani, ma riuscì
dannosa ai fini dell’impresa, perché destò l’allarme nel campo austriaco, e di
ciò Garibaldi si rese conto immediato, perché, riprendendo il 17 la marcia su
Varese, si avanzò circospetto e quel giorno raggiunse solamente Cunardo, di-
stante circa 10 chilometri da Luino, mentre il Medici si condusse a Bosco per
proteggergli il fianco.
Il 18 nel pomeriggio, le due colonne giunsero a Varese dove rimasero fino
a tutto il 20, non disturbate, perché il battaglione confinario austriaco, che
presidiava il luogo, si era ritirato ad Olgiate. L’accoglienza festosa gli fece per
un momento sperare in una ripresa d’armi del popolo, ma fu speranza pas-

