Page 73 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 71








                                                LA CAMPAGNA DEL 1848                       71




                      puscolare si avanza inavvertita, raggiunge il cimitero di Morazzone, vi sor-
                      prende gli avamposti dei volontari che, sconcertati dalla sorpresa, fuggono
                      senza sparare un colpo di fucile, portando l’allarme nel paese.
                         Qui nella stretta via, i legionari erano incolonnati e pronti a partire. Aveva-
                      no allora terminato la distribuzione dei viveri e della paga. «Io - scrive Gari-
                      baldi - avevo preso un pezzo di pane ed un bicchier di vino sullo stesso banco
                      dove si faceva la distribuzione, quando alcuni de’ miei ufficiali che avevano fat-
                      to preparare del brodo vennero ad invitarmi di condividere la loro mensa. Era-
                      vamo presso Porta Varese, nel pianterreno d’una casa, quando repentinamen-
                      te si odono grida al di fuori e precisamente nella porta suddetta. Erano gli Au-
                      striaci che entravano frammisti alle guardie nostre, che, per fame o per stan-
                      chezza, s’erano lasciate sorprendere e non distavano cinquanta passi dal sito
                      ove mi trovavo con una mano d’ufficiali. Cadeva la notte e lascio pensare qua-
                      le confusione nacque nella gente nostra, milizie di pochi giorni e non troppo
                      superiori in morale. Metter mano alla sciabola ed uscire alla riscossa fu me-
                      stieri farlo in un punto e senza riflessioni, coi pochi, ma prodi ufficiali che mi
                      accompagnavano. Erano tra quelli Daverio, Fabrizi, Bueno, Cogliolo, un
                      Giusti, giovane milanese mio aiutante, mortalmente ferito nel conflitto e poi
                      morto.. . Alla voce nostra fermaronsi i fuggenti e si rivolsero  a chi li perse-
                      guiva cozzandosi corpo a corpo. Vi furono alcuni momenti di mischia, di
                      flusso e riflusso, ma finalmente il valore italiano la vinse e fu respinto il ne-
                      mico fuori di Morazzone; si presero delle misure di difesa barricando gli ac-
                      cessi ed impossessandosi d’alcune case atte all’offesa sul limitare del villaggio».
                         Gli Austriaci fecero entrare in azione le artiglierie che, bersagliando a bre-
                      ve distanza le case, le  incendiarono. Al fragore delle cannonate, giunse il d’A-
                      spre con due battaglioni ed una batteria. Queste truppe tentarono di nuovo
                      l’assalto del lato occidentale del villaggio, ma nonostante il bombardamento
                      e gli incendi, la resistenza fu così tenace che il d’Aspre, per l’ora tarda, fece
                      sospendere l’attacco, e rimandò la decisione al giorno seguente, raccogliendo
                      il grosso delle truppe a Bizzozero ed Azzate.
                         Garibaldi, non potendo prender di notte le offese contro nemici, dei qua-
                      li non conosceva nè la forza nè le posizioni, e neppur rimanere nel paese per
                      il pericolo d’esser la mattina avvolto da forze di molto superiori alle proprie,
                      deliberò la ritirata, e la cominciò alle 23. Ordinate le sue genti, medicati alla
                      meglio i feriti e posti alcuni di loro a cavallo, nel più assoluto silenzio uscì da
                      Morazzone per una stradella non vigilata dal nemico, posta all’estremità sud-
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