Page 78 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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zi a quel partito moderato, che lo Zucchi allora puntellava col suo nome e
con la sua energia. Timori non diversi aveva manifestato, qualche giorno pri-
ma, il Guerrazzi, ministro dell’Interno di Toscana, il quale non soltanto ave-
va rifiutato l’aiuto offerto da Garibaldi al governo provvisorio ed al partito
democratico toscano, ma aveva anche sollecitato la partenza di lui da Livor-
no, interponendosi anzi presso Pellegrino Rossi, ministro di Pio IX, per otte-
nere ai garibaldini un permesso e gli aiuti necessari per recarsi, attraverso la
Toscana, a Ravenna e di lì imbarcarsi per Venezia, che tenacemente resisteva
all’Austria.
Al danno recato alla piccola legione garibaldina (erano meno di un cen-
tinaio di uomini) dal partito democratico toscano riparò il partito democra-
tico di Bologna. I capi di questo, infatti, seppero fare in modo che fosse con-
sentito a Garibaldi di recarsi a Bologna e di abboccarsi col generale Zucchi;
questi, vinto dal contegno nobile e sincero del condottiero e timoroso, for-
s’anche, dell’atteggiamento del popolo bolognese che, dopo aver accolto Ga-
ribaldi con festose dimostrazioni, non ristava dal tumultuare per le piazze, si
affrettò a concedere un foglio di via, per il quale tutte le autorità civili e mi-
litari dovevano fornire ai legionari «viveri, casermaggi e mezzi di trasporto,
come alle truppe dello Stato in marcia», avvertendo il prolegato di Ravenna
che Garibaldi si sarebbe recato in quella città per imbarcarsi alla volta di Ve-
nezia.
Il giorno 12, Garibaldi tornò alle «Filigare», donde, il mattino seguente,
mosse con i suoi, e per Pianoro, Castel San Pietro, Imola, Faenza, raggiunse
Ravenna la sera del 18 novembre.
Quasi contemporaneamente ai garibaldini, però, giungevano a Ravenna
notizie tali da Roma, che dovevano necessariamente modificare tutti i proget-
ti del capo: il 15 novembre, Pellegrino Rossi era caduto ucciso sulle scale del-
la Cancelleria; il popolo aveva fatto fuoco sulle guardie svizzere; il Papa ave-
va dovuto accettare un ministero Mamiani. E gli avvenimenti precipitarono
nei giorni seguenti: il 21 novembre, Pio IX fuggiva a Gaeta; la Consulta go-
vernativa, da lui lasciata, era rifiutata dal popolo; il governo veniva affidato
ad una Giunta suprema e convocata la Costituente. Poteva Garibaldi disinte-
ressarsi di queste improvvise e drammatiche vicende?
Il 20 novembre, egli dirigeva alla sua legione una lettera che si chiudeva
con le parole: «L’Italia non esisterà, finchè la sua insegna non fiammeggi una
e libera sul Campidoglio». Il 23, fondeva i suoi legionari, dalle ultime aggre-

