Page 83 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                       81




                      testa, da rimettere al comandante francese: «l’Assemblea romana, commossa
                      dalla minaccia d’invasione del territorio della Repubblica, conscia che que-
                      st’invasione, non provocata dalla Repubblica verso l’Estero, non preceduta da
                      comunicazione alcuna da parte del Governo francese, eccitatrice di anarchia
                      in un Paese che, tranquillo ed ordinato, riposa nella coscienza dei propri di-
                      ritti e nella concordia dei cittadini, viola ad un tempo il diritto delle genti, gli
                      obblighi assunti dalla nazione francese nella sua costituzione e i vincoli di fra-
                      tellanza che dovrebbero naturalmente annodare le due Repubbliche, protesta
                      in nome di Dio e del popolo contro l’inattesa invasione, dichiara il suo fer-
                      mo proposito di resistere, e rende mallevadrice la Francia di tutte le conse-
                      guenze».
                         Nello stesso giorno 25, essendosi avuta a Roma notizia che anche le trup-
                      pe napoletane erano in marcia per gli Stati Romani, l’Assemblea, all’unanimi-
                      tà, rinnovò anche contro quest’altro avversario i più fermi propositi di resi-
                      stenza, cui il popolo diede entusiasticamente il suo consenso.


                         Il generale Oudinot, frattanto, aveva fatto sapere che nessun atto ostile sa-
                      rebbe stato compiuto contro la Repubblica, «essendo la spedizione francese
                      informata ai soli principi di difesa contro i pericoli dell’Austria, della Spagna
                      e di Napoli»; ma, il giorno 26, i delegati da lui inviati a Roma gettavano la
                      maschera e dichiaravano apertamente che il generale Oudinot intendeva ri-
                      pristinare, ed al più presto, il Governo pontificio; poco di poi, il capitano Fa-
                      bar giungeva a Roma, per porre all’Assemblea il dilemma di accogliere i Fran-
                      cesi amichevolmente o di costringerli ad entrare con la forza in città.
                         A tanta imposizione, la risposta non era dubbia. Quando Aurelio Saffi co-
                      municò all’Assemblea il messaggio francese, fu un sol grido d’indignazione,
                      ed il disegno di resistenza ad oltranza fu confermato per acclamazione. Or-
                      mai, la parola era alle armi: tuttavia, con atto di generosa cavalleria, il gover-
                      no della Repubblica Romana dichiarava di porre sotto la sua salvaguardia i
                      Francesi residenti in Roma.
                         Il giorno 28 aprile, Oudinot decideva di marciare su Roma, onde, lascia-
                      to un migliaio di uomini a Civitavecchia, moveva con gli altri seimila circa
                      per Palo e Castel di Guido, sostando, la sera del 29, in quest’ultima località.
                         A Roma, intanto, fervevano i preparativi di difesa. Su quali forze questa
                      poteva contare?
                         V’era, anzitutto, un nucleo di truppe regolari papaline, passate dalla par-
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