Page 81 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                       79




                      scomparse) che la legione si avvicinasse troppo alla Capitale, prescrivendole
                      un itinerario duro e faticoso, attraverso i monti della Sabina, per Arsoli e Su-
                      biaco. E pensare che qualche settimana appena più tardi, si doveva vedere
                      proprio in quella disprezzata legione la salvezza della Repubblica!
                         Dopo lunga marcia, con una sosta all’addiaccio sull’elevato pianoro di Ar-
                      cinazzo, i legionari giunsero ad Anagni il 20 aprile. Cinque giorni dopo, un
                      dispaccio di Giuseppe Avezzana, appena eletto ministro della guerra in luogo
                      della Commissione, comunicava a Garibaldi che i Francesi stavano per sbar-
                      care a Civitavecchia e che occorreva la sua immediata venuta a Roma: con-
                      temporaneamente, veniva conferito al condottiero il grado di generale di bri-
                      gata, comandante i corpi dell’emigrazione.
                         La sera del 27 aprile, la legione garibaldina, col suo generale alla testa, en-
                      trava in Roma dalla Porta Maggiore, tra il vivo entusiasmo della folla, cui il
                      solo nome di Garibaldi suonava speranza e promessa.




                      LA REPUBBLICA ROMANA

                         Fin dal 5 marzo era giunto a Roma Giuseppe Mazzini, cui l’Assemblea co-
                      stituente, tra i suoi atti primissimi, aveva conferito la cittadinanza romana e
                      la nomina a rappresentante della città nell’Assemblea stessa; in effetti, il gran-
                      de esule, fin dal giorno del suo arrivo, divenne il primo cittadino ed il vero
                      capo politico dello Stato nascente. Ed anche quando, alla fine di marzo, l’As-
                      semblea affidò il governo e la difesa della Repubblica ad un triumvirato, com-
                      posto da Mazzini, Saffi ed Armellini, il primo diresse sempre l’azione dei suoi
                      due colleghi, come il primo console Bonaparte aveva diretto la politica del
                      Sieyès e del Ducos.
                         Alla costituzione del triumvirato si era giunti sotto l’incalzare di avveni-
                      menti, uno più dell’altro minacciosi per l’esistenza della giovane Repubblica.
                      Già dal 18 febbraio il cardinale Antonelli, segretario di Stato del Pontefice,
                      aveva diretto una nota alle potenze cattoliche - Austria, Francia, Spagna e Na-
                      poli (il Piemonte era, a bella posta, escluso) - chiedendo apertamente soccor-
                      si armati, per il ripristino del potere temporale. Al Re Ferdinando di Napoli,
                      fiero della sua nuova posizione morale di protettore del Papa, non pareva ve-
                      ro di poter prevenire Austria e Francia nel porre a servizio della Santa Sede le
                      sue forze armate. L’Austria, impegnata nella nuova guerra contro il Piemon-
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