Page 90 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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88 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
Per fronteggiare questo nuovo pericolo, Garibaldi ottenne dal Triumvira-
to di poter uscire da Roma, alla testa di 2300 uomini: la sua legione, i bersa-
glieri lombardi, qualche battaglione di studenti, i finanzieri, gli emigrati e po-
chi dragoni. Riunite queste forze in piazza del Popolo e sparsa abilmente la
voce che esse erano destinate ad una mossa verso Civitavecchia, Garibaldi
uscì da Roma la sera del 4 maggio. Non essendo possibile affrontare diretta-
mente il grosso corpo borbonico sui monti Albani, egli pensava di minaccia-
re il suo fianco destro, così da tenerli a bada ed impedire, o almeno ritardare,
la sua avanzata su Roma. Da esperto condottiero di guerriglia, però, egli si
propose, anzitutto, di trarre in inganno l’avversario, sia sui propri movimen-
ti, sia sull’entità delle sue forze, ricorrendo a marce notturne ed a cambi fre-
quenti di direzione. Dopo avere, quindi, marciato per qualche chilometro
lungo la via Flaminia, voltò a destra e per la Tiburtina condusse i suoi a Ti-
voli, accampando il giorno seguente nella villa Adriana. La sera del 6 tolse im-
provvisamente il campo, dirigendosi su Palestrina; qui giunto, mandò picco-
li distaccamenti in ricognizione verso Valmontone e Monte Porzio. In una di
queste, guidata da Ugo Bassi, il valoroso prete garibaldino, furono scambiate
le prime fucilate con i borbonici.
Il generale Winspeare, allora, ordinò senz’altro al generale Lanza di avan-
zare su Palestrina, per scacciare «il bandito che occupava la via di Roma». Due
colonne, quindi, mossero sul mezzogiorno del 9 contro i garibaldini, che si
erano frattanto ritratti sulla sommità di Castel S. Pietro, ergentesi dietro l’a-
bitato della città, e fra le rovine dell’antica Praeneste. Di lassù essi videro l’ap-
prossimarsi degli avversari, lungo le due vie parallele: a sinistra, per un sentie-
ro oggi quasi scomparso, il Lanza; a destra, per la strada maestra, il colonnel-
lo Novi. Non appena gli avversari furono presso le porte della città - quella
detta di Valmontone a sud-est, la porta Romana, a sud-ovest - i garibaldini,
senza attendere l’attacco, si precipitarono giù per le ripide ed acciottolate stra-
de di Palestrina, irruppero fuori delle mura ed impegnarono battaglia. Il Ma-
nara, con i suoi bersaglieri ed alcuni legionari, si gettava sulla sinistra, contro
la colonna del Novi; a destra (porta Romana), ove le forze da affrontare era-
no maggiori, accorreva Garibaldi, col suo fido Bixio. Alla porta di Valmonto-
ne la lotta fu presto decisa in favore dei garibaldini; più aspra arse la mischia
nell’altro settore, ove soltanto dopo tre ore il Lanza, vista l’impossibilità di
scacciare Garibaldi da Palestrina e tanto più che il terreno non gli consentiva
di imporre la sua superiorità con l’impiego della cavalleria e dell’artiglieria, si

