Page 92 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 92

impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 90








                   90                    IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI




                   molto bene il suo dovere alla testa del suo reggimento, ma che non aveva suf-
                   ficiente esperienza come comandante in capo l’esercito della Repubblica».
                      Con diecimila uomini circa, il generale Roselli uscì, il 16 maggio, da Ro-
                   ma: l’avanguardia (2310 uomini e 2 cannoni) era comandata dal gen. Maroc-
                   chetti; il grosso (6652 uomini e 6 cannoni) da Garibaldi; la retroguardia
                   (1912 uomini e 4 cannoni) dal Galletti. Anche questa volta si giudicò di non
                   poter attaccare i borbonici frontalmente, ma di prenderli di fianco, attraver-
                   sando la campagna, in direzione di Valmontone. Quando, però, si fu giunti
                   in questa località, Garibaldi, spintosi sulla strada di Velletri, tra le file dell’a-
                   vanguardia, si accorse che i borbonici, intuita probabilmente la minaccia sul
                   fianco e sulle retrovie, stavano ritirandosi dai colli Albani. Premendogli di
                   non lasciarsi sfuggire l’avversario, il generale decise di assumersi la responsa-
                   bilità delle misure necessarie a tagliare la ritirata a Re Ferdinando (soprag-
                   giunto a prendere il comando delle sue truppe), tenendolo a bada con l’avan-
                   guardia e mandando a dire al Roselli di far avanzare rapidamente la Divisio-
                   ne centrale. Mossa, certamente, contraria alla disciplina, e tale giudicata da
                   tutti gli storici di quella giornata, ma indiscutibilmente giusta, dal lato tatti-
                   co e da quello strategico.
                      Un combattimento, quindi, s’ingaggiò tra la cavalleria garibaldina e la bor-
                   bonica; questa, molto più forte, stava per prevalere, quando Garibaldi stesso
                   - nell’assenza del Masina, che aveva assunto, provvisoriamente, il comando
                   della legione italiana - intervenne nella mischia, che sarebbe stata, forse, per
                   lui stesso fatale, se non fosse prontamente intervenuto un pugno di giovanis-
                   simi legionari, prendendo i borbonici tra due fuochi e costringendoli a ripie-
                   gare. «Io credo - confessò più tardi Garibaldi - che dovetti principalmente la
                   mia salvezza a quei valorosi giovani, poiché, essendomi passati cavalli e cava-
                   lieri sul corpo, n’ero rimasto contuso al punto di non potermi muovere».
                      Gli toccò, tuttavia, di rimanere in difficile posizione per tutto il resto del-
                   la giornata, sorvegliando il nemico, che si teneva asserragliato entro Velletri,
                   ove lo aveva sospinto una carica vigorosa, condotta dal Masina e dal Daverio.
                   Sembra che Re Ferdinando avesse voluto evitare, ad ogni costo, di impegna-
                   re battaglia, deciso com’era a ritirarsi. Mentre, infatti, Garibaldi attendeva
                   l’arrivo del grosso, le forze napoletane sfilavano per la porta meridionale del-
                   la città, avviandosi per la strada costiera che, per le paludi Pontine e Terraci-
                   na, conduce a Napoli.
                      Il generale Roselli, sopravvenuto soltanto al cadere del giorno dopo aver
   87   88   89   90   91   92   93   94   95   96   97