Page 92 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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molto bene il suo dovere alla testa del suo reggimento, ma che non aveva suf-
ficiente esperienza come comandante in capo l’esercito della Repubblica».
Con diecimila uomini circa, il generale Roselli uscì, il 16 maggio, da Ro-
ma: l’avanguardia (2310 uomini e 2 cannoni) era comandata dal gen. Maroc-
chetti; il grosso (6652 uomini e 6 cannoni) da Garibaldi; la retroguardia
(1912 uomini e 4 cannoni) dal Galletti. Anche questa volta si giudicò di non
poter attaccare i borbonici frontalmente, ma di prenderli di fianco, attraver-
sando la campagna, in direzione di Valmontone. Quando, però, si fu giunti
in questa località, Garibaldi, spintosi sulla strada di Velletri, tra le file dell’a-
vanguardia, si accorse che i borbonici, intuita probabilmente la minaccia sul
fianco e sulle retrovie, stavano ritirandosi dai colli Albani. Premendogli di
non lasciarsi sfuggire l’avversario, il generale decise di assumersi la responsa-
bilità delle misure necessarie a tagliare la ritirata a Re Ferdinando (soprag-
giunto a prendere il comando delle sue truppe), tenendolo a bada con l’avan-
guardia e mandando a dire al Roselli di far avanzare rapidamente la Divisio-
ne centrale. Mossa, certamente, contraria alla disciplina, e tale giudicata da
tutti gli storici di quella giornata, ma indiscutibilmente giusta, dal lato tatti-
co e da quello strategico.
Un combattimento, quindi, s’ingaggiò tra la cavalleria garibaldina e la bor-
bonica; questa, molto più forte, stava per prevalere, quando Garibaldi stesso
- nell’assenza del Masina, che aveva assunto, provvisoriamente, il comando
della legione italiana - intervenne nella mischia, che sarebbe stata, forse, per
lui stesso fatale, se non fosse prontamente intervenuto un pugno di giovanis-
simi legionari, prendendo i borbonici tra due fuochi e costringendoli a ripie-
gare. «Io credo - confessò più tardi Garibaldi - che dovetti principalmente la
mia salvezza a quei valorosi giovani, poiché, essendomi passati cavalli e cava-
lieri sul corpo, n’ero rimasto contuso al punto di non potermi muovere».
Gli toccò, tuttavia, di rimanere in difficile posizione per tutto il resto del-
la giornata, sorvegliando il nemico, che si teneva asserragliato entro Velletri,
ove lo aveva sospinto una carica vigorosa, condotta dal Masina e dal Daverio.
Sembra che Re Ferdinando avesse voluto evitare, ad ogni costo, di impegna-
re battaglia, deciso com’era a ritirarsi. Mentre, infatti, Garibaldi attendeva
l’arrivo del grosso, le forze napoletane sfilavano per la porta meridionale del-
la città, avviandosi per la strada costiera che, per le paludi Pontine e Terraci-
na, conduce a Napoli.
Il generale Roselli, sopravvenuto soltanto al cadere del giorno dopo aver

