Page 113 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1849 111
inviato un messo per comunicargli che aveva occupato la gola di Piediluco e
la stretta di Narni, per ritardare l’eventuale sbocco di forze francesi e spagno-
le nella conca di Terni.
Superata rapidamente la stretta di Configni - punto pericolosissimo, per-
ché ivi convergevano le strade per Rieti, ad est, e per Civita Castellana, ad
ovest - Garibaldi potè considerare la propria situazione molto migliorata,
nonostante che il Forbes gli facesse sapere che truppe austriache, provenienti
da Foligno, erano comparse a Spoleto; egli poteva, infatti, manovrare in una
specie di vasto ridotto triangolare, chiuso dalle tre strette di Piediluco, di
Configni e di Narni, ch’erano guardate da truppe devote alla sua causa.
Disceso a Terni il mattino dell’8 e congiunte le sue forze con quelle del
Forbes, Garibaldi meditò lungamente sulla via da scegliere. Ormai, egli vede-
va delusa la sua speranza di poter suscitare rapidamente alle armi le popola-
zioni: unico partito possibile, raggiungere un porto qualsiasi dell’Adriatico ed
imbarcarsi per Venezia. Tornava, insomma, al suo punto di partenza, quando
fortunosi avvenimenti lo avevano chiamato a Roma.
Ma, per proseguire verso nord, la via degli Abruzzi era preclusa dagli Spa-
gnoli, e quella delle Marche dagli Austriaci. Non rimaneva aperta che la stra-
da della Toscana, per il centro della Penisola, e per questa Garibaldi decise di
mettersi, non senza far spargere la voce che meditava di imbarcarsi su alcune
navi americane, che incrociavano in quei giorni tra Orbetello e Livorno; spe-
rava, così, di poter attrarre gli Austriaci verso ovest e di aver libera la via ver-
so l’Adriatico.
Alle 18 del 9 luglio, quindi, mosse per Cesi, lasciando piccoli distacca-
menti a sorvegliare ancora le strette di Piediluco e di Configni; da Cesi, la
notte dell’11, passò a Todi, che per la sua ottima posizione, protetta com’è sul
fronte dal Tevere e sui fianchi da profondi borri, ben si prestava per una so-
sta e per attendere un grosso carico di munizioni, che si stava apprestando in
Terni. Lanciava, intanto, pattuglie e distaccamenti di cavalleria in tutte le di-
rezioni verso Foligno, Acquasparta, Bevagna, Orvieto, Perugia, per trarre in
inganno gli Austriaci; e si deve in gran parte a questo sagace impegno della
cavalleria nel servizio di ricognizione ed avanscoperta, se la legione garibaldi-
na riuscì a trarsi da quella diffìcilissima situazione. Altrettanta cura poneva il
generale nel servizio di sicurezza vicina, poiché sua preoccupazione principa-
lissima era quella di un’eventuale sorpresa da parte avversaria, che, per un cor-
po raccogliticcio e male amalgamato come il suo, poteva essere fatale; perciò

