Page 113 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 111








                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                      111




                      inviato un messo per comunicargli che aveva occupato la gola di Piediluco e
                      la stretta di Narni, per ritardare l’eventuale sbocco di forze francesi e spagno-
                      le nella conca di Terni.
                         Superata rapidamente la stretta di Configni - punto pericolosissimo, per-
                      ché ivi convergevano le strade per Rieti, ad est, e per Civita Castellana, ad
                      ovest - Garibaldi potè considerare la propria situazione molto migliorata,
                      nonostante che il Forbes gli facesse sapere che truppe austriache, provenienti
                      da Foligno, erano comparse a Spoleto; egli poteva, infatti, manovrare in una
                      specie di vasto ridotto triangolare, chiuso dalle tre strette di Piediluco, di
                      Configni e di Narni, ch’erano guardate da truppe devote alla sua causa.
                         Disceso a Terni il mattino dell’8 e congiunte le sue forze con quelle del
                      Forbes, Garibaldi meditò lungamente sulla via da scegliere. Ormai, egli vede-
                      va delusa la sua speranza di poter suscitare rapidamente alle armi le popola-
                      zioni: unico partito possibile, raggiungere un porto qualsiasi dell’Adriatico ed
                      imbarcarsi per Venezia. Tornava, insomma, al suo punto di partenza, quando
                      fortunosi avvenimenti lo avevano chiamato a Roma.
                         Ma, per proseguire verso nord, la via degli Abruzzi era preclusa dagli Spa-
                      gnoli, e quella delle Marche dagli Austriaci. Non rimaneva aperta che la stra-
                      da della Toscana, per il centro della Penisola, e per questa Garibaldi decise di
                      mettersi, non senza far spargere la voce che meditava di imbarcarsi su alcune
                      navi americane, che incrociavano in quei giorni tra Orbetello e Livorno; spe-
                      rava, così, di poter attrarre gli Austriaci verso ovest e di aver libera la via ver-
                      so l’Adriatico.
                         Alle 18 del 9 luglio, quindi, mosse per Cesi, lasciando piccoli distacca-
                      menti a sorvegliare ancora le strette di Piediluco e di Configni; da Cesi, la
                      notte dell’11, passò a Todi, che per la sua ottima posizione, protetta com’è sul
                      fronte dal Tevere e sui fianchi da profondi borri, ben si prestava per una so-
                      sta e per attendere un grosso carico di munizioni, che si stava apprestando in
                      Terni. Lanciava, intanto, pattuglie e distaccamenti di cavalleria in tutte le di-
                      rezioni verso Foligno, Acquasparta, Bevagna, Orvieto, Perugia, per trarre in
                      inganno gli Austriaci; e si deve in gran parte a questo sagace impegno della
                      cavalleria nel servizio di ricognizione ed avanscoperta, se la legione garibaldi-
                      na riuscì a trarsi da quella diffìcilissima situazione. Altrettanta cura poneva il
                      generale nel servizio di sicurezza vicina, poiché sua preoccupazione principa-
                      lissima era quella di un’eventuale sorpresa da parte avversaria, che, per un cor-
                      po raccogliticcio e male amalgamato come il suo, poteva essere fatale; perciò
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