Page 112 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   sante del monte e galoppava a Montecelio, per scrutare nel piano, verso Ro-
                   ma. Assicuratosi che le vie, da quella parte, erano sgombre, ordinò che la co-
                   lonna, seguendo la linea delle alture di Montecelio, Sant’Angelo Romano e
                   del fosso S. Angelo, si dirigesse a Mentana e Monterotondo, ove sperava di
                   potersi riunire ad un altro corpo di volontari, capitanato dall’inglese Forbes,
                   che durante l’assedio di Roma aveva manovrato sulle strade di Spoleto e Vi-
                   terbo; egli, invece, marciò con la cavalleria al piede delle alture stesse, copren-
                   do così il suo fianco sinistro e spiccando pattuglie per un raggio di più che 16
                   chilometri, fino all’Aniene.
                      Alle 10 del 4 luglio, dopo aver descritto attorno a Roma un semicerchio
                   di oltre cento chilometri in 36 ore, la colonna sostava a Monterotondo; la re-
                   troguardia a Mentana.
                      Era però da prevedere che i Francesi avrebbero presto scoperto la direzio-
                   ne vera di Garibaldi, e  bisognava cercare di trarli ancora in inganno, facen-
                   do loro credere che si mirasse a passare nel Viterbese. A tale scopo, un nerbo
                   di cavalleria, agli ordini del maggiore Müller, passato a nuoto il Tevere, fu av-
                   viato per Morlupo, Campagnano, Nepi, Sutri, Vetralla, per annunciarvi pros-
                   simo l’arrivo dei garibaldini. Questi, invece, lasciato Monterotondo alle due
                   antimeridiane del giorno 5, marciarono per Passo Corese, ove sostarono. Nel-
                   la notte successiva, si inoltrarono fino a Poggio Mirteto, occupando le alture
                   ad ovest del paese.
                      Sulla destra del Tevere, frattanto, la presenza del Müller era stata segnala-
                   ta alla colonna francese del gen. Morris, il quale prese, anzi, contatto con i ca-
                   valieri garibaldini a Monterosi e, ritenendoli una vera e propria retroguardia,
                   li seguì fino a Ronciglione.
                      Gli Spagnoli, invece, saputo che Garibaldi da Tivoli si era diretto verso Ar-
                   soli e Tagliacozzo, non avevano esitato, per la speranza di giungere a tagliar-
                   gli la strada, a scavalcare la dura dorsale tra Valmontone e la valle dell’Anie-
                   ne, piombando in Subiaco, il mattino del 5; qui, però, informatori provvi-
                   denzialmente male informati, facendo credere al Cordoba che i garibaldini
                   avevano piegato bruscamente a nord verso Rocca Sinibalda e Rieti, lo indus-
                   sero a dirigersi su questa città, ove le sue truppe giunsero, estenuate, il 6.
                      I Borbonici, informati anch’essi della deviazione di Garibaldi, se ne erano
                   rimasti tranquilli; né alcuna mossa avevano fatto gli Austriaci.
                      II giorno 7, prima dell’alba, il generale diede ordine di levare il campo e
                   di prendere la strada per Cantalupo e Terni, tanto più che il Forbes gli aveva
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