Page 119 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1849 117
A quell’ora, il generale ed il suo piccolo gruppo di amici (200 circa), era-
no già lontani da San Marino. Marciando, senza posa, l’intera giornata, alle
dieci di sera la comitiva raggiunse il mare, a Cesenatico. Trovati a stento tre-
dici bragozzi da pesca ed imbarcativisi, la piccola flottiglia salpò da Cesenati-
co alla volta di Venezia, un’ora prima che vi giungessero gli Austriaci.
Le fragili imbarcazioni bordeggiarono tutta la giornata del 2, ma alla sera
una magnifica luna, levatasi sul mare, tese l’ultimo agguato ai fuggitivi. Una
squadra di navi da guerra austriache, che incrociava alle bocche del Po, scor-
se le vele dei bragozzi e si diede immediatamente alla caccia.
L’impari e drammatica lotta non poteva durare a lungo; prima del levar del
sole la maggior parte delle imbarcazioni era stata catturata, e tra esse, sciagu-
ratamente, quelle recanti Ugo Bassi e Ciceruacchio, i quali dovevano, dopo
pochi giorni, affrontare eroicamente il martirio; tre, solamente, inseguite da
lance e palischermi, si gettarono precipitosamente sulla spiaggia di Magna-
vacca, riuscendo a toccare terra. Tra i pochi fortunati che erano sfuggiti alla
prigionia, si trovarono Garibaldi ed Anita, ormai allo stremo delle sue forze e
febbricitante.
All’approdo li attendeva un amico fìdatissimo, Bonnet, cittadino di Co-
macchio e già ammiratore sincero del Masina e di Garibaldi; il destino pare-
va che lo avesse fatto trovare là, sulla spiaggia di Magnavacca, quella mattina,
mentre al largo si concludeva così infaustamente il viaggio di Garibaldi.
Con l’aiuto del Bonnet, di un vecchio mendicante, detto Baramoro, e del
capitano Culiolo, soprannominato Leggiero e zoppicante per una ferita rice-
vuta all’assedio di Roma, Anita fu trasportata alla cascina Guiccioli, nella fra-
zione di Mandriole, sperduta fra le paludi. Ma il piccolo, triste corteo vi era
da poco giunto, che l’eroica compagna del generale si spegneva tra le sue brac-
cia.
Solo allora, la forte calma che mai aveva abbandanato Giuseppe Garibal-
di si infranse, e fu visto il generale abbandonarsi ad un lungo ed amaro scop-
pio di pianto.
Ma l’ora incalzava. Pattuglie austriache erano già in giro per gli isolotti, co-
stellanti la palude, e l’identità di Garibaldi era già nota ai radi abitanti.
Al generale non fu dato neppure di adagiare la sua Anita nella fossa; tra-
vestito da contadino ed accompagnato dal Leggiero e da una guida, potè get-
tarsi nella pineta di Ravenna e trovarvi provvisorio rifugio.
Aiutato, quindi, da amici ravennati e forlivesi, prese nuova mente la via

