Page 129 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                                                LA CAMPAGNA DEL 1859                      127




                      Ticino, e quindi ad Ispra, per riunirsi al battaglione a Brebbia. Questa impre-
                      sa sul lago non riuscì. Il maggiore Bixio, nel riferirne da S. Andrea, chiedeva
                      a Garibaldi l’invio dei carabinieri genovesi per tentare di sorprendere il presi-
                      dio del forte di Laveno. Il generale approvò e volle anzi che l’azione fosse ten-
                      tata la notte stessa, ma poi informato che forti unità austriache si avanzavano
                      da Corno, fedele al principio di tenere unite le forze, chiamò Bixio a Gavira-
                      te, per esserne eventualmente appoggiato.
                         Il nemico aveva di fatto saputo, sin dal 20 maggio, dell’azione autonoma
                      di Garibaldi, che supponeva però alla testa di 10-15.000 uomini e diretto ad
                      occupare il ponte di Boffalora (S. Martino) sul Ticino. Quando la sera del 23
                      apprese invece che si era avviato da Sesto Calende su Varese - Como, con il
                      pericolo di suscitare, col prestigio del nome e la rapidità delle mosse, una ri-
                      volta dei Milanesi, gl’inviò contro la Divisione Urban e, nello stesso tempo,
                      spiccò un grosso ed audace distaccamento per Somma e Sesto Calende alle
                      spalle dell’ardito condottiero. Ma arrivato questo distaccamento avanti a Se-
                      sto, vi venne accolto con sì vivo fuoco dal capitano De Cristoforis, mentre il
                      maggiore Ceroni si faceva sentire dalla riva destra, che gli Austriaci ritennero
                      di aver di fronte forze soverchianti e si ritrassero a Somma.
                         Il generale, come sempre, era animato da una fede così salda nella vittoria
                      e nelle propria buona stella che in un ordine del giorno, mostrandosi persua-
                      so della ritirata del nemico, diceva che l’avversario avrebbe bensì opposto re-
                      sistenza, ma invano, ed aggiungeva: «... figuratevi se oserà affrontarmi!... Chi
                      fugge ha ordinariamente il passo più veloce di chi da caccia».
                         Mentre Garibaldi così parlava ai suoi, provvedeva a che le truppe e la pa-
                      triottica popolazione di Varese si apprestassero a ben ricevere l’avversario. Fe-
                      ce a tal fine costruire al margine orientale del paese due linee successive di di-
                      fesa, la cui occupazione venne divisa in tre settori: a destra il tenente colon-
                      nello Cosenz con un battaglione, a sinistra il Medici con i suoi due, al centro
                      l’Ardoino con un battaglione, mentre l’altro del Bixio, chiamato da Gavirate,
                      stava in riserva di settore a Varese; un battaglione era a Biumo Superiore, a
                      nord di Varese, in riserva generale, e la compagnia Susini-Millelire in posizio-
                      ne avanzata a Belforte, un chilometro e mezzo da Varese, sulla strada per Mal-
                      nate-Como.
                         Fu questa compagnia che, all’alba del 26 maggio, con molta bravura sor-
                      prese col fuoco l’avanguardia dell’Urban che si avanzava da Como, approfit-
                      tando poi del momentaneo scompiglio per ripiegare. Mentre la testa del gros-
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