Page 20 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               razione del sovrano nei confronti del padre Ignazio e per l’amicizia col fratello Leonello, Genova abbia
               seguito per soli due mesi il corso per cadetti all’Accademia militare, e divenuto sottotenente, sia stato
               presentato al re Carlo Alberto. Un precedente illustre è quello di Massimo d’Azeglio, appartenente alla
               nobile famiglia dei marchesi Taparelli d’Azeglio che ebbe nel 1814, mentre era addirittura a Roma, «di
               sbalzo le spalline» di sottotenente del reggimento Piemonte Reale Cavalleria, di cui conosceva appena
               l’esistenza.
                     “Io fui tra questi, e di sbalzo ebbi le spalline. E per qual motivo? Niente altro se non perché (…) di
                     quella lunga catena de’ Taparelli ho l’onore di essere io il penultimo!” 33
                  Anche Genova dunque, secondo l’esile documentazione disponibile, potrebbe aver avuto «di sbalzo
               le spalline» ed esordito così come sottotenente senza aver frequentato l’Accademia se non per brevissi-
               mo tempo. Non c’è traccia nelle sue memorie della cerimonia del giuramento che lo consacrò membro
               dell’esercito sabaudo, e che doveva essere certamente un evento di grande emozione nell’esperienza
               di un giovane; Genova ricordava soltanto la presentazione a Carlo Alberto e l’icastica esortazione che
               gli rivolse il sovrano. Possiamo comunque ricostruire i momenti rituali di quella cerimonia ricorrendo
               ancora una volta alla documentazione del de Roussy:
                     “Ci trovammo, i nuovi ufficiali, davanti al coro della chiesa del Carmine, che era quella assegnata
                     al reggimento, il quale la riempiva completamente. Vi si trovava un inginocchiatoio, sul quale era-
                     no posti i Vangeli, in basso, un cuscino per inginocchiarsi e, di fianco in piedi, stava il colonnello.
                     Prima che il sacerdote cominciasse la Messa, ciascuno dei nuovi ufficiali, seguendosi per ordine
                     di promozione, si presentava davanti al colonnello, sguainava la sciabola e gliela consegnava; poi
                     s’inginocchiava, portava la mano sul Vangelo e pronunziava, ad alta voce, la formula del giuramen-
                     to: Giuro solennemente di essere fedele a Dio e alla Maestà del Re Carlo Alberto, come pure ai suoi
                     successori legittimi. Giuro di non abbandonare mai, né cedere la mia bandiera e di difenderla fino
                     alla morte.” 34

                   Qualche giorno più tardi i nuovi ufficiali, accompagnati dal colonnello, erano presentati al re. Così fu
               per il giovane Thaon di Revel che il 17 aprile 1834 si trovò al cospetto di Carlo Alberto a Palazzo Reale
               accompagnato dal colonnello Clemente de Maugny, aristocratico savoiardo, comandante del reggimento
               Granatieri Guardie.   Il re, rivolto all’ufficiale non ancora diciassettenne, pronunciò quella frase che
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               Genova prese come la pietra angolare per costruire tutta la sua vita: Soyez digne de votre père. Due giorni
               più tardi il sottotenente Thaon di Revel entrava nella Scuola Complementare dell’Accademia che dal
               gennaio di quell’anno aveva sostituito la Scuola di Applicazione di Artiglieria.
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                  Comandante dell’Istituto era il generale Cesare Saluzzo, membro dell’Accademia delle Scienze e
               a capo degli educatori dei principi reali Vittorio Emanuele e Ferdinando. Tra gli insegnanti figurava-



               33  «Ero stato nominato sottotenente in Piemonte Reale Cavalleria. Non ne conoscevo l’uniforme, ma nutrivo una lontana speranza
                   d’essere destinato dall’amica fortuna ad avere in capo un elmo, sogno della mia infanzia (…) E poi è celebre il metodo che s’usò allora
                   per coprire i posti delle varie amministrazioni, come dello stato militare. Si prese l’Almanacco di Corte e il Palmaverde dell’anno
                   della partenza del re. Ognuno rioccupò il suo impiego d’allora, meno i morti nel frattempo, osservazione che forse poteva lasciarsi
                   alla sagacità del lettore. Ma gli antichi, anche senza parlare dei morti, non potevano bastare, e convenne chiamar dei giovani». Cfr.
                   Massimo d’Azeglio, I miei ricordi e scritti politici e lettere, a cura di Nunzio Vacaluzzo, Hoepli, Milano,1921, p. 67.
               34  Luigi Mondini (a cura di) Un’immagine insolita del Risorgimento, cit., p.48.
               35  Genova Thaon di Revel, Carlo Alberto principe di Savoia Carignano, in «La Rassegna Nazionale», cit., fasc. 1 ottobre 1901, p. 429.
               36  La scuola di Applicazione di Artiglieria derivava dalla più antica matrice delle Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e
                   Fortificazioni fondate a Torino nel 1739 e la cui attività, durata circa ottant’anni, si era conclusa con la Restaurazione. Nel 1822 la
                   loro funzione era stata trasferita alla Scuola teorica di Applicazione ad uso degli Ufficiali del Corpo Reale di Artiglieria. Nel 1834
                   anche l’attività di questa scuola cessava e la preparazione dei giovani ufficiali era interamente affidata all’Accademia, nel cui ambito
                   veniva costituita la Scuola Complementare e successivamente nel 1839 la Scuola di Applicazione per le Armi Dotte. Cfr. Vasco Vichi,
                   Domenico Zambrano, la scuola di applicazione: la storia e la sede, Tip. Camedda & C., Torino, 1993, p. XII.
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