Page 133 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
temporaneamente il Comandante Bacherini fu avvertito che sulle navi in porto avvenivano furtivi movimenti; egli dette ordine
di accendere un riflettore per vedere che cosa stesse succedendo; quando il fascio di luce raggiunse il porto, una delle torpediniere
apri il fuoco e distrusse il proiettore. Fu il segnale di inizio della battaglia alla quale presero parte tutte le batterie in grado di
farlo e buona parte dei carri che erano collegati fra loro via radio. Il fuoco italiano fu intenso e accurato. La battaglia terminò
attorno alle tre del mattino dell’11, con la completa sconfitta dei tedeschi 203 . La battaglia di Piombino, atto di resistenza
militare e civile contro i tedeschi, in quel momento era terminata.
Il numero delle perdite italiane fu contenuto mentre quello delle tedesche fu elevato. Molti tedeschi furono
presi prigionieri. Il porto era semidistrutto e le unità, semi affondate, stavano bruciando. In tutta la costa
toscana la situazione era molto difficile perché per accordi fra i Comandi italiani e tedeschi, Livorno, Cecina,
Grosseto e altri punti strategici erano stati ceduti ai tedeschi. A Piombino, su ordine del generale Cesare
Maria De Vecchi , i prigionieri nazisti dovettero essere rilasciati; le armi dovettero essere riconsegnate, con
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grande amarezza di Comandi e popolazione.
Piombino era ancora italiana ma il resto della costa era ormai completamente occupata dai tedeschi. Una
situazione estremamente difficile. All’alba del 12 settembre questi iniziarono a bombardare la città e invia-
rono un ultimatum, come ormai avevano fatto anche in altri luoghi. Il Comandante Capuano comprese che
era inutile proseguire la lotta: mise in libertà i marinai, consegnò le armi al comitato cittadino locale e il 12
settembre mattina dovette consegnare il Comando Marina ai tedeschi. Il giorno dopo un reparto tedesco
della contraerea occupava la città. Piombino era ormai nelle loro mani.
È indubbio che la resistenza opposta a Piombino abbia avuto un’importanza particolare perché è stato uno
di quei momenti, umanamente e politicamente importanti, quando alla resistenza parteciparono insieme
militari e popolazione civile, di qualsiasi orientamento politico. Molti furono, infatti, i casi in cui da quelle
prime date post armistiziali in poi, ci fu questo tipo di integrazione tra militari e civili nella comune oppo-
sizione ad un regime nazifascista; una resistenza che ha portato non solo alla liberazione dall’occupante
straniero ma anche ad una coscienza di una democrazia che avrebbe poi caratterizzato la ricostruzione post
bellica, fondando una Repubblica democratica.
Le battaglie continuarono perché a Portoferraio, nell’isola d’Elba, vi erano ormai 20 Unità da guerra italiane,
non solo provenienti dalla Liguria, dalla Toscana e dalla Corsica che avevano partecipato anche agli scontri
di Piombino. L’isola d’Elba in quel momento era molto ben fortificata: vi erano 10.000 uomini comandati
dal generale Achille Gilardi, mentre al Comando Marina vi era il capitano di vascello Michelangelo Fedeli. La
mattina del 10 settembre i tedeschi cercarono di sbarcare sull’isola ma le navi presenti riuscirono ad opporre
una difesa coordinata. Il 13 settembre mattina l’isola fu attaccata dai bombardieri tedeschi ma l’attacco fu
respinto dalle navi e dalle batterie della Marina. Fu chiesto aiuto al Comando Supremo italiano a Brindisi
ma da quel Comando pervenne l’ordine di procedere verso Palermo in pignolesca applicazione delle clausole di
armistizio 205 .
La mattina del 15 settembre, come ormai era consuetudine, arrivarono a Portoferraio emissari tedeschi che
chiesero la resa, minacciando altrimenti bombardamenti aerei, ma i militari italiani decisero di non cedere,
supportati dal locale Comitato di Resistenza della popolazione. Come era prevedibile, il giorno dopo, arri-
varono sette bombardieri tedeschi e causarono ingenti danni alla città e alle sedi militari, provocando più di
100 morti e 150 feriti, non solo militari ma anche civili. I Comandi militari dovettero accettare le condizioni
di resa, anche su richiesta della popolazione, e il 17 settembre l’isola fu totalmente in mano ai tedeschi, che
si erano assicurati, così, l’intero trasbordo delle loro truppe dalla Corsica all’Italia continentale.
Anche in questo caso furono dichiarati ‘liberi’ migliaia di militari italiani che i tedeschi non riuscivano a
controllare. Fecero rimanere al comando gli ufficiali italiani, per cercare di avviare con ordine tutti questi
elementi verso la terraferma. Con il cambio del comandante tedesco della Piazza, il 27 settembre, la situa-
zione peggiorò notevolmente: tutti i militari furono arrestati e, come era ormai la prassi, mandati in campo
di concentramento in Germania. Finì così la battaglia di Portoferraio.
203 Ibidem p.35.
204 Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon era stato a lungo Governatore del Dodecaneso, dal 1936 al 1940.
205 Giuliano Manzari, cit., p.37.
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