Page 134 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
A Civitavecchia carri armati tedeschi, il mattino del 9 settembre, si impadronirono del porto, catturando due
VAS e tre motozattere. Anche a Gaeta vi furono scontri a fuoco. Alcuni ufficiali furono catturati; alcune
Unità, invece, riuscirono ad allontanarsi prima dell’arrivo dei tedeschi; altre, ai lavori in porto, furono cat-
turate e alcune, affondate. Il 10 settembre il Comando Marina stava trattando le operazioni di cessione per
la resa. In sintesi, ove fu possibile, vi fu reazione e resistenza da parte di ufficiali e marinai ma il più delle
volte in quelle occasioni dovettero trattare la resa, anche per la superiorità numerica delle truppe tedesche.
A Taranto, Brivonesi, ricevuta la comunicazione della sospensione delle ostilità, aveva comunicato a Super-
marina che, salvo ordini contrari, le navi presenti nel Dipartimento navale sotto il suo comando si sarebbero
autoaffondate. Avendo poi compreso che era ordine del Re di eseguire le condizioni armistiziali in modo
leale, si conformò e ordinò che tutte le navi ottemperassero agli ordini ricevuti. A metà giornata del 9 set-
tembre Brivonesi ebbe un messaggio dalla corazzata Howe, nave ammiraglia della Flotta del Mediterraneo,
con la notizia che il Vice ammiraglio inglese, in rappresentanza del Comandante in Capo Navale Alleato nel
Mediterraneo, Andrew Cunningham, sarebbe giunto a Taranto per l’osservanza puntuale dei termini armi-
stiziali, e richiedeva che sei piloti molto qualificati fossero inviati a disposizione delle navi inglesi che stavano giungendo
in quel porto, oltre a sei rimorchiatori e 12 bettoline pontate con equipaggi completi, che avrebbero dovuto trovarsi sotto bordo
della nave ammiraglia. De Courten ricorda questi fatti relativamente ai primi contatti diretti di Alti Gradi della
Marina con gli angloamericani, ormai destinati a diventare gli ‘alleati’.
L’ammiraglio da Zara, al comando della Forza navale, stava dirigendo verso Malta, quando incrociò la formazio-
ne navale alleata comandata dall’ammiraglio Power, composta da una corazzata, cinque incrociatori e nove cac-
ciatorpediniere inglesi, un incrociatore americano e una silurante greca; su quelle navi da guerra era stata imbar-
cata un’intera Divisione dell’Esercito britannico, messa a disposizione del Comando in Capo del Dipartimento.
De Courten ricorda questi primi contatti come corretti e comprensivi, malgrado che nella notte precedente
gli italiani avessero affondato, nel Mar Grande, un incrociatore leggero inglese, Abdiel e fatto circa 300 vittime.
Questa considerazione sulla correttezza dei rapporti fra le due Marine militari, in particolare tra quella italiana
e quella britannica, sono stati messi in rilievo anche da altri protagonisti, da ambo le parti, sui fatti occorsi.
Tra il 10 e il 20 settembre, a parte le perdite in scontri con i tedeschi ed autoaffondamenti, le Forze navali
italiane si erano riunite a Malta e passarono ben due settimane prima che il Ministro della Marina riuscisse
ad avere un contatto diretto con essa. De Courten decise di avere quanto prima un collegamento diretto
con gli angloamericani anche allo scopo di costituire un organo centrale di comando per coordinare quegli
enti di comando periferici che avevano il compito di agire in collegamento con la flotta degli alleati e questo
era un problema di uomini e mezzi.
Churchill scrive le sue Memorie ricordando anche il suo telegramma all’ammiraglio Cunningham il 10 set-
tembre a:
…desideravo grandemente che la Marina italiana fosse trattata bene. A Cunnigham telegrafai il 10 settembre: “se
la flotta italiana arriverà nei nostri porti dopo aver scrupolosamente osservato le condizioni di armistizio, e sostenuto
l’attacco di rappresaglia dei bombardieri germanici confido che consulterete il generale Eisenhower onde sia ricevuta
con generosità e cortesia. Sono certo che ciò avverrà in una armonia con i vostri sentimenti” …. Così cadde nelle
nostre mani la magnifica preda rappresentata dall’intera flotta di quella che era stata una vittoriosa grande potenza,
ora bisognava darle la sua parte d’azione al nostro fianco. 206
Alcune navi italiane, le più importanti furono trasferite da Malta ad Alessandra d’Egitto mentre le due mo-
derne corazzate furono internate nei Laghi Amari, al centro del Canale di Suez.
Dal 10 settembre al 4 ottobre il Comando Marina lavorò tra Brindisi e Taranto dove si trasferì il 5 ottobre,
con la ricostituzione in quella data del Ministero.
Il rispetto delle clausole armistiziali da parte della Marina fece sì che la flotta angloamericana fosse sollevata
da compiti di sorveglianza per quelli di combattimento, soprattutto in teatro operativo asiatico.
Con il tempo gli Alleati riconosceranno il valore di questo comportamento che fu di grande aiuto per le
forze angloamericane impegnate nel conflitto del Mar Mediterraneo in Italia, ma non alcuni loro errori di
valutazione della situazione globale.
206 Churchill, Parte V, vol. I, cit., p.127.
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