Page 131 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
Ad Algeri, nel mentre, erano arrivati i due cacciatorpediniere italiani, Legionario e Alfredo Oriani. Interessante
ricordare che sul Legionario si imbarcò il generale britannico Peake (che avrebbe preso il comando di tutte le
operazioni in Corsica), il suo Capo di Stato Maggiore, 32 commandos americani e 30 tonnellate di munizioni
da assegnare al Comando Marina di Ajaccio per le armi italiane.
Nei giorni di settembre successivi furono sbarcati ben 6.500 uomini, di cui 5.000 furono impegnati nel
combattimento che proseguì fino a quando le truppe tedesche abbandonarono la Corsica, dirigendosi verso
l’isola d’Elba e il porto di Livorno. Interessante ricordare che il 4 ottobre la Corsica fu il primo territorio
francese ad essere liberato dai tedeschi e in quella occasione i francesi, per dimostrare nei fatti che quell’i-
sola era solamente territorio francese, richiesero che gli italiani, con i materiali lasciassero immediatamente
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l’isola: trasferimento organizzato e portato a termine dalla Regia Marina .
Anche la Sardegna fu teatro di combattimenti abbastanza significativi perché nell’isola vi era una maggioran-
za di forze italiane. I tedeschi decisero di trasferirsi in Corsica ma di mantenere il controllo della Maddalena
per facilitare il passaggio in Corsica della 90ª Panzergrenadier 199 .
Non si può, però, dimenticare la battaglia della Maddalena, dal 9 al 13 settembre, che impedì la rotta prece-
dentemente prevista per la flotta in movimento verso Bona e che fece decidere per il trasferimento del Re
e del Governo ‘a sud’.
Il 9 settembre mattina le truppe tedesche si erano impadronite del Comando Marina, facendo prigioniero
anche l’ammiraglio comandante Bruto Brivonesi e altri ufficiali che si trovavano con lui.
Il Comandante della Base, Carlo Avegno, con altri, sfuggì alla cattura e questo gruppo di uomini iniziò una
resistenza attiva contro i tedeschi, aiutati dalle batterie costiere. Combatterono dal 9 settembre al mattino
del 13 settembre sia all’interno della base navale, sia sull’isola. Il Comando Marina fu quel mattino liberato,
così come la stazione telegrafica. Avegno morì nel combattimento insieme a altri italiani e tedeschi: 24 morti
e 46 feriti fra gli italiani; otto morti e 24 feriti fra i tedeschi.
I combattimenti furono poi sospesi per la mediazione di Brivonesi, con l’accordo e le assicurazioni dei tede-
schi che si sarebbero astenuti da altre ostilità contro gli italiani e che avrebbero al più presto evacuato l’isola.
Il 18 settembre i tedeschi completarono il loro passaggio in Corsica che abbandonarono definitivamente il 4
ottobre, con un pesante bilancio di 50 morti, 100 feriti, 395 prigionieri; la distruzione di 30 aerei, sei batterie
contraerei, due moto zattere e la cattura di 300 autocarri, un carro armato e 24.000 casse di viveri e generi
vari . La Sardegna era ormai interamente in mani italiane.
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Come sopra ricordato, le truppe tedesche intendevano passare dalla Sardegna e dalla Corsica sul continente,
per attestarsi sulla costa e nella regione, occupare Piombino e l’isola d’Elba, dove ricevettero però dagli ita-
liani una forte resistenza già dal giorno della dichiarazione dell’armistizio. La situazione nel Tirreno centro
settentrionale non era semplice. Alcuni scontri a fuoco avvennero fra l’isola della Gorgona, Livorno e Ca-
stiglioncello tra moto cannoniere e motosiluranti e fra posamine tedeschi presenti e navi italiane in transito.
Nelle acque di Livorno furono affondati l’incrociatore ausiliario Pietro Foscari e il piroscafo Valverde di scorta
e danneggiato il Buffoluto, nave posamine e anche da trasporto munizioni.
Scontri più significativi si ebbero per resistere all’occupazione tedesca di Piombino e dell’isola d’Elba 201
…La difesa di Piombino rientrava nella zona di responsabilità della 215ª divisione costiera. Comandava il settore costiero e il
presidio di Piombino il vice comandante della divisione, generale Fortunato Perni. A Piombino via era un Comando Marina,
retto dal capitano di fregata Amedeo Capuano. Della difesa costiera facevano parte anche le Forze della Marina, agli ordini
del capitano di corvetta Giorgio Bacherini; da essa dipendevano tre batterie navali e antiaeree della Marina e due batterie,
munite di radar, armate dell’Esercito. Nella pineta, vicino a Venturina, si trovava accampato il XIX battaglione carri armati
M/42, alle dipendenze del Settore Costiero di Piombino con 20 carri armati e 18 cannoni semoventi, ma con munizioni solo
198 Furono portati in Sardegna 62.000 uomini, 3.500 tonnellate di materiali e 1.180 veicoli. V. Giuliano Manzari, “Atti…”, cit., p.16.
199 Per la costituzione in Sardegna di questa divisione tedesca e la sua Forza, v. Alberto Monteverde, La 90ª Panzer Grenadier division
in Sardegna, in La Battaglia di La Maddalena 9-13 Settembre 1943, Atti del Convegno tenutosi alla Maddalena il 12 settembre 2019,
Paolo Sorba Editore, 2020, La Maddalena, Collana “Storica”, p. 27 e ss.
200 Per alcuni dettagli della battaglia e ricordi di figure dei protagonisti, v. La Battaglia di La Maddalena…, cit. sopra.
201 Dallo studio di Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (8 settembre 1943-15 settembre 1945), cit.,
p.31-32.
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