Page 132 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
per le mitragliatrici. Dal Comando Marina dipendevano circa 800 marinai (di cui 500 per le batterie). A Piombino era di
stanza anche un battaglione costiero e, quale punto di imbarco per l’Elba, la Corsica la Sardegna, vi si trovavano varie centina-
ia di militari in attesa della partenza per tali destinazioni. In complesso un buon numero di truppe con un discreto armamento.
I tedeschi disponevano di un sottufficiale e 7/ 8 marinai che armavano la Stazione Radar Costiera. In porto vi era una decina
di unità da sbarco e costiere tedesche (con circa 400 uomini a bordo), quattro dragamine e cinque unità sussidiarie italiane…
nella notte fra l’8 e il 9 settembre avvennero scontri al Portovecchio, ove una pattuglia italiana fu presa in ostaggio dai tedeschi
che stavano caricando materiali, armi e carburante sulle loro unità. Il Comandante Bacherini che, all’atto della dichiarazione
di armistizio aveva fatto prigionieri i marinai tedeschi della stazione radar, fu avvertito che i gruppi di marinai tedeschi proce-
devano a disarmare le sentinelle italiane dei moli e dirigevano verso un gruppo di mitragliatrici, armate da marinai. Bacherini
ordinò al sergente che le comandava di fare aperta dimostrazione di ostilità e, se necessario, aprire il fuoco sulle navi e sugli
uomini. Quando i tedeschi si allargarono per cercare di circondare il nucleo di mitragliatrici, queste aprirono il fuoco sia sugli
uomini sia sulle navi e si accese una battaglia, cui presero parte anche le batterie, che terminò solo dopo un quarto d’ora quando
i tedeschi si reimbarcarono sulle navi…
Da parte italiana, in questi iniziali combattimenti furono perse quattro motozattere affondate nel porto;
un’altra affondata per i danni subiti fuori dal porto insieme ad altre unità, sulle quali vi era a bordo tutto il
personale. I tedeschi ebbero morti e feriti che trasportarono a bordo delle loro navi.
La situazione in generale era ancora molto delicata perché all’alba del 10 settembre si presentò davanti a
Piombino un altro convoglio di navi da guerra tedesche che, come avevano fatto negli anni precedenti,
chiedevano di entrare in porto per rifornirsi di acqua e nafta. Furono dati precisi relativi ordini ai tedeschi
su come entrare e ormeggiarsi.
… il comandante Capuano, contrario all’ingresso delle unità tedesche in porto, mantenne un atteggiamento guardingo, mentre
la popolazione cominciava a rumoreggiare e ad armarsi con armi di fortuna. La situazione divenne anche più ingarbugliata
per l’arrivo delle quattro VAS [vedette anti sommergibile] provenienti da Imperia. Queste, in cerca di un porto dove
potersi rifornire di carburante, erano giunte davanti a Portoferraio e furono accolte dal tiro di una batteria costiera italiana che
le aveva scambiate per unità tedesche. Diressero, quindi, per Piombino. Il Comando Marina segnalò alle unità di allontanarsi,
data la presenza delle navi tedesche, ma le due torpediniere tedesche intervennero prontamente e misero in atto la prima azione
ostile contro i reparti italiani, prendendo sotto tiro le VAS, minacciando di aprire il fuoco; fu inviato a bordo delle unità ita-
liane personale armato tedesco, che si impossessò delle mitragliatrici e costrinse le VAS a dirigere per il porto assieme alle navi
tedesche. Il comandante Albrand chiese che per 24 ore fosse sospeso il traffico di traghetto con l’Isola d’Elba (altro segnale che
confermava le intenzioni aggressive tedesche)... 202
La possibile sospensione del traghetto da Piombino con l’isola d’Elba naturalmente infiammò i cittadini e i
Carabinieri dovettero intervenire per calmare l’opinione pubblica. Intanto avevano iniziato ad affluire dalle
città toscane e dalla Liguria centinaia di soldati e marinai, quelli che erano stati lasciati liberi dai tedeschi di
raggiungere le loro case, perché non erano in grado di controllarli. Questa presenza, ovviamente, avrebbe
potuto influire in modo negativo sui militari italiani ancora in armi, i quali non comprendevano perché loro
dovevano rimanere in servizio, mentre altri colleghi potevano raggiungere le proprie case. La popolazione,
guidata da un Comitato di concentrazione antifascista, si unì ai soldati e ai marinai, decidendo di dare, armati, un
sostegno ai militari, e alcuni cittadini furono integrati anche nelle batterie costiere. Nell’Italia del nord occu-
pata dai tedeschi, questo tipo di resistenza si manifestò molte volte, segnando la rinascita in senso umano e
democratico degli italiani come popolazione.
Fu anche evitata la partenza di un treno carico di marinai e soldati in borghese e molti andarono anche loro
a rafforzare il personale di quelle batterie costiere.
In queste fasi, i tedeschi sbarcavano truppe che venivano dalla Sardegna e soprattutto lasciavano dopo poco
tempo la cittadina, occupando posizioni molto importanti, dal punto di vista strategico.
Per tutta la giornata del 10 settembre giunsero unità tedesche a Piombino, che cercarono di portare a ter-
mine la conquista della città. Nella serata dello stesso giorno fu tenuta una riunione e il generale Fortunato
Perni, comandante del settore costiero e del presidio di Piombino, dette disposizioni di unificare il Coman-
do delle batterie ma soprattutto di aprire il fuoco sui tedeschi se fossero state messe in atto provocazioni.
… sembra che, dopo le 21, pattuglie avanzate tedesche effettuarono un attacco con bombe a mano contro i carri armati. Con-
202 Ibidem, p. 33.
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