Page 127 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
L’incrociatore Attilio Regolo, i cacciatorpediniere Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere, e il torpediniere Orsa, insie-
me ad altre tre motozattere, provvidero al salvataggio dei superstiti del Roma e persero il contatto con il resto
della Flotta. Dovendo sbarcare i naufraghi, alcuni dei quali feriti, decisero di dirigersi verso le Baleari, a Port
Mahon, porto neutrale dove rimasero internati fino alla fine del 1944. Rientrarono in Italia solo ai primi di
gennaio 1945, per riprendere la lotta contro i nazifascisti, fino alla fine della guerra .
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Con la morte del Comandante in Capo della Flotta, scompariva colui che in quel momento era al corrente
delle precise istruzioni, avendo la massima autorità per farle eseguire: era stato annullato completamente il
Comando delle Forze Navali da battaglia. L’ammiraglio Romeo Oliva, in quel momento Comandante della
VII Divisione navale, in virtù della sua anzianità nel grado, assunse il Comando della Forza navale. Fu solo
alle 18.40 del 9 settembre che ricevette da Supermarina la comunicazione relativa a quel che la Flotta doveva
fare, avendo come destinazione il porto di Bona, (oggi Annāba), nell’Algeria orientale.
La corazzata Littorio (ribattezzata Italia), colpita, fu solamente danneggiata. Il resto della Flotta si diresse,
come ordinato, verso Bona, avuta la notizia che La Maddalena era stata occupata dai tedeschi (v.infra), e
intercettato anche il messaggio di Supermarina nel quale si dava ordine al Vivaldi e al Da Noli di proseguire
per Bona, aggregandosi alle Forze Navali da battaglia.
I sommergibili in mare ebbero l’ordine di cessare ogni ostilità, e nella serata ricevettero il chiarimento che quelli
nel Tirreno, dovevano dirigersi verso il porto di Bona, mentre quelli del Mar Ionio, verso il porto di Augusta.
Le Unità presenti nelle basi venete ed istriane dovevano abbandonarle, per raggiungere le basi italiane in
Jugoslavia nel medio Adriatico. Dai porti di Imperia, Genova, Bocca di Magra, Viareggio e Livorno, le navi
da guerra italiane si allontanarono o si autoaffondarono o provvidero a danneggiamenti che le rendessero
inutilizzabili. In un primo tempo anche esse si erano dirette verso La Maddalena e Portoferraio.
Nave da battaglia Italia (ex Littorio). Tavola di F. Gay e V.M. Gay, 2011 (Archivio USMM)
Nel corso del combattimento tra le Forze Navali da Battaglia producendo una falla di circa 21x9 m, con conseguente im-
e la Luftwaffe germanica, l’ Italia è colpita, alle 16:15 da barco di complessivo di circa 830 tonnellate d’acqua. L’unità,
una bomba sul castello, a circa due metri dalla murata dritta contenuti i danni e ripristinate le avarie, prosegue la naviga-
al traverso della torre 2 di grosso calibro. La bomba, forato zione e il combattimento che si protrarrà, con ulteriori attacchi
il castello e la murata del primo corridoio, esplodeva in mare con armi teleguidate, fino alle 19:40 (Archivio USMM).
192 Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare (AUSMM), b.105, f.3.2 R.M.
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