Page 122 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
Dallo Stato Maggiore Marina dipendevano navi e reparti su territorio nazionale e Dalmazia; da questo Stato
Maggiore dipendevano anche le forze dislocate in Cina e Giappone e il battaglione italiano in Cina, costituito
dal Reggimento San Marco della Regia Marina, per il tramite del Comando Superiore Navale in Estremo Oriente.
Sempre dallo Stato Maggiore Marina dipendevano i battelli di base a Bordeaux, impegnati in Atlantico e
Oceano Indiano e quelli in Addestramento a Danzica e Pillau, tramite il Comando del Gruppo Sommergi-
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bili operanti negli oceani (Betasom e Bordeaux) .
Sempre quel 6 settembre, il Ministro dovette mettere a disposizione, su richiesta di Ambrosio, la corvetta Ibis
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sulla quale partirono da Gaeta nove ufficiali italiani che dovevano raggiungere Algeri presso il Comando
Supremo Alleato, per collaborare in loco con il generale Castellano, lì stanziato. A bordo della corvetta vi
era l’ammiraglio Maugeri, mostrando ancora una volta l’importanza del settore intelligence anche in questa
importante e delicata fase. Al largo di Ustica, gli ufficiali italiani salirono a bordo di una motocannoniera
britannica, mentre sulla unità italiana salirono i due alti ufficiali statunitensi, il generale Taylor e il colonnello
Gardiner che raggiunsero Gaeta la sera del 7 settembre e, Roma, in ambulanza, per coprire la loro presenza,
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poche ore dopo, per la pianificazione della Giant II, in seguito annullata.
La mattina del 7 settembre De Courten incontrò l’ammiraglio Carlo Bergamini per metterlo al corrente sia
dei Promemoria ‘segreti’ del Comando Supremo sia per valutare le decisioni da prendere. Il Ministro della
Marina si trovò nella spiacevole situazione di non poter assolutamente svelare nemmeno quanto gli era noto,
circa le trattative per la possibilità di un armistizio, ancora ignorando che questo era già stato firmato ben
in precedenza del giorno della riunione avuta con Ambrosio, il 6 settembre, quando gli era stato chiesto di
mettere a disposizione del Re, dei componenti della Famiglia Reale e del governo intero, due cacciatorpedi-
niere, due corvette e due mezzi veloci, per un trasferimento in Sardegna, come indicato dagli ‘alleati’, dove
la presenza delle Forze italiane, in quel momento nettamente superiori a quelle tedesche, avrebbe potuto
garantire la sicurezza della Monarchia e del Governo in carica.
Il pomeriggio del 7 settembre De Courten vide di nuovo Bergamini insieme ai Comandanti delle Forze
Navali da Battaglia, delle Forze navali di protezione del traffico, delle Forze Navali a Taranto, al comando
dell’ammiraglio Alberto da Zara, e il Comandante in capo dei Dipartimenti della Spezia, di Napoli e Taran-
to; incontrò anche il Comandante Designato del Comando Militare Marittimo di Venezia, presenti anche il
Sottocapo di Stato Maggiore, Luigi Sansonetti (che l’avrebbe sostituito momentaneamente quando il Mini-
stro seguì il Re), il Sottocapo di Stato Maggiore aggiunto e il Segretario Generale del Ministero della Marina.
Alla riunione non furono convocati gli ammiragli Comandanti militari marittimi di Sardegna, Corsica, Pro-
venza, Dalmazia, Albania, Morea e Dodecaneso perché, dopo le decisioni prese, costoro dipendevano dagli
Alti Comandi dell’Esercito e ad essi il Comando Supremo aveva dato dirette e precise istruzioni, come già
stato indicato quando sopra è stato trattato l’argomento della resistenza fuori dai confini nazionali.
In quella occasione si presero le decisioni per adeguare la difesa costiera e, sottolineò De Courten, ben va-
lutando l’esperienza negativa della Sicilia.
Fu stabilito, in accordo con il Comando Supremo, di abolire quelle che erano considerate le Piazzeforti ma-
rittime di Taranto, Brindisi, della Maddalena, Spezia, Venezia e Pola. Queste dovevano essere sostituite da
‘basi navali’ dipendenti direttamente dai Comandi Marittimi, mentre i territori, precedentemente di compe-
tenza delle ex Piazzeforti, sarebbero rientrati nella competenza che l’Esercito aveva sul territorio nazionale,
comportando la conseguenza che la responsabilità della difesa delle basi navali sarebbe stata dei Comandi
delle Grandi Unità dell’Esercito.
In quella riunione De Courten impartì delle articolate disposizioni, non potendo però anche questa volta,
indicare che vi erano state delle trattative, ancora ritenute segrete, per un armistizio, peraltro conclusesi tre
giorni prima con la firma di un protocollo di capitolazione dell’Italia.
In quelle disposizioni diramate, al punto 8 vi erano molti elementi riguardanti proprio un possibile e previ-
sto, attacco tedesco per il quale si doveva disporre l’affondamento del naviglio militare e mercantile e non in condizioni
180 Giuliano Manzari, “Atti…” in Bollettino Storico, cit., p.4.
181 Altri testi indicano 11 ufficiali dell’Esercito, uno dell’Aeronautica e il capitano di vascello Ernesto Giuriati.
182 V. sopra 1.4, con i dettagli dell’Operazione.
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