Page 119 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           dall’8 settembre 1943 fino al 5 giugno 1944. Fu costretto però a distruggere molti documenti d’archivio
           per impedire ai nazisti, impadronitisi di Roma, di avere notizie importanti per sfruttare la rete preesistente.
           Maugeri decise in quei giorni di congedare tutto il personale presente, in modo da non farlo cadere in mano
           nemica e fu questa una decisione molto utile perché coloro che furono lasciati liberi poterono ricostruire la
           rete insieme al Fronte Clandestino di Resistenza della Marina (v. infra).
           Tornando alle vicende strettamente operative, la Marina aveva avuto già ingenti danni nel periodo preceden-
           te al cambio di regime. Il 23 giugno 1943 un violento bombardamento sul porto della Spezia - l’ultimo di
           una lunga serie che, nel solo giugno, aveva visto spesso più di 100 bombardieri attaccare l’importante base
           navale -, operò danni ingenti all’arsenale e ai magazzini, incendiando e distruggendo preziosi depositi di
           carburante, aggravandone una penuria, difficile da superare, anche chiedendo aiuto ai tedeschi. Nello stesso
           periodo su Livorno si erano abbattuti i proiettili nemici, causando distruzioni notevoli al porto e alla ferrovia
           e provocando così gravi difficoltà nel settore anche nei porti a nord.
           Il 10 luglio le Forze angloamericane, il XV Gruppo, con la 7ª Armata statunitense e l’8ª britannica, avevano ini-
           ziato la loro avanzata verso la conquista dell’Europa, iniziando dalla punta più meridionale, e cioè dalla Sicilia.
           Come scritto in un memorandum del 7 agosto, gli angloamericani conoscevano una situazione abbastanza
           reale delle forze navali italiane che era la seguente riferita al 27 luglio precedente: per quanto riguardava i
           sottomarini il loro numero stimato, in totale nelle Forze dell’Asse erano 436 tedeschi e 74 italiani, dei quali
           211 tedeschi e 45 italiani erano operativi e stavano navigando nell’Atlantico o in acque accessibili a quelle
           aree; 43, i tedeschi che erano usati solamente per scopi addestrativi e 176, sempre tedeschi, stavano sotto
           collaudo, in addestramento o ai lavori nel Baltico.
           La media di completamento e di approntamento per i nuovi sottomarini era stimata in 25 al mese, quelli tedeschi
           o possibilmente anche di più, e, per quanto riguardava l’Italia, uno o due, se ne avessero continuato la costruzione.
           Effettivamente, la più gran parte delle forze di superficie in efficienza italiane erano nel bacino occidentale
           del Mediterraneo, fatta eccezione per pochi cacciatorpediniere nel Mar Nero; il resto era nel bacino orien-
           tale. Era noto che l’efficienza delle maggiori Unità fosse piuttosto bassa, mentre l’efficienza delle Forze
           cosiddette leggere, come i cacciatorpediniere fosse decisamente più alta. I lavori di riparazione sul naviglio
           di superficie combattente e le nuove costruzioni, se pur stavano continuando, riguardavano al massimo una
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           Unità da battaglia e poche Unità minori .
           Come sopra ricordato, il 16 agosto, data importante per comprendere gli avvenimenti successivi anche della
           Regia Marina, la Sicilia era stata occupata integralmente dalle truppe angloamericane, situazione che può es-
           sere considerata storicamente il vero punto di inizio degli avvenimenti significativi del cambio di prospettive
           del conflitto nel Mediterraneo, soprattutto per Italia e Grecia.
           Nell’agosto 1943 il Comandante in capo delle Forze Navali da Battaglia, l’ammiraglio di squadra Carlo
           Bergamini, entrato in comando il 5 aprile 1943, succedendo al pari grado Angelo Iachino, si trovava con le
           sue Unità nei porti settentrionali di Genova e della Spezia, attendendo direttive per quelle che si riteneva
           avrebbero potuto essere le future operazioni in teatro, nella corretta considerazione che, con la conquista
           della Sicilia, il Mediterraneo era ormai dominato sia dal punto di vista navale sia aereo dagli angloamericani.
           Da informazioni d’intelligence ricevute, era evidente che quelle Forze avrebbero a breve tentato lo sbarco
           sulle coste centrali e settentrionali dell’Italia.
           In realtà, quello che stava preoccupando maggiormente tutti i Comandi militari, compresa la Marina, era
           proprio l’alleato tedesco che aveva dei comportamenti da monitorare attentamente per la loro pericolosità
           perché risultava chiaro che tendevano a neutralizzare le Forze italiane, ritenendole molto inferiori da un
           punto di vista militare e soprattutto avendo già avuto notizia delle varie forme di iniziativa italiana nel cer-
           care l’armistizio con Londra e Washington.
           La situazione era sempre più complessa soprattutto intorno al porto della Spezia, perché lungo la riviera
           ligure si stavano concentrando da tre a quattro Divisioni tedesche. Tutto questo costituiva un grave pericolo
           per la Piazzaforte di quella città e soprattutto per le Forze Navali da battaglia italiane. Sempre da notizie di
           intelligence, si sapeva che le truppe tedesche provenienti dalla Provenza verso l’Italia centrale, sarebbero pas-
           sate proprio per Spezia. Dovevano essere intercettate e respinte azioni di sorpresa contro la Flotta presente,


           173   FRUS, Memorandum by the United States Chiefs of  Staff, Secret, 7 agosto 1943 p.455-456.

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