Page 120 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           e contro l’Arsenale. Occorreva tenere ai margini della città quelle truppe, per evitare sgradevoli sorprese che,
           in quel caso, potevano essere effettuate, considerato che Berlino aveva dichiarato che alcuni reparti tedeschi
           si attestavano nella città per concorrere alla difesa della stessa, in caso di uno sbarco nemico…già sapendo
           dall’ammiraglio Wilhem Canaris, Capo dell’Abwehr la reale situazione politica militare italiana.
           Come De Courten rileva nelle sue Memorie, quel periodo tra il 25 luglio all’8 settembre fu il momento più
           complesso, perché la guerra era condotta su due fronti
                       …il fronte verso il nemico imponeva di essere pronti ad agire, ma a carte scoperte mentre il fronte verso l’alleato
                       [tedesco] obbligava a manovrare prudentemente contro un avversario del quale non erano chiare le reali intenzioni
                       o perlomeno la scadenza del momento in cui esse si sarebbero rivelate mentre erano prevedibili la spregiudicatezza
                       e la violenza con le quali esso avrebbe agito, se avesse ritenuto doverlo fare di propria iniziativa e di sorpresa… 174
           parole molto lucide che dimostrano quanto quel momento fosse delicato e foriero proprio dei combatti-
           menti contro i quali non sembrava esserci ancora un piano preciso predisposto nei dettagli.
           Il Governo italiano aveva chiesto, il 2 agosto, agli angloamericani di poter dichiarare Roma ‘città aperta’
           e quindi evitare bombardamenti. Erano state poste sette condizioni per poter accettare una dichiarazione
           unilaterale e quindi non bombardare la città; condizioni che dovevano essere, una volta accettate e rispettate,
           notificate agli Stati Uniti e al governo britannico e inoltre il Governo italiano avrebbe dovuto permettere
           delle ispezioni effettuate da rappresentanti di Stati neutrali che avrebbero agito per gli Stati Uniti e per
           la Gran Bretagna, per verificare che tutto fosse in ordine secondo quanto previsto nelle condizioni. Il 3
           agosto Churchill aveva scritto a Roosevelt che il suo Gabinetto di guerra riteneva che fosse ormai passato
           il momento adatto per accettare che Roma fosse veramente divenuta ‘città aperta’ anche perché vi era un
           possibile pericolo che l’accettazione di questo tipo di compromesso avrebbe incoraggiato gli italiani a fare
           un tentativo per far dichiarare neutrale tutto il territorio italiano. Il che non sarebbe stato assolutamente
           auspicabile né possibile nella prospettiva di riuscire a eliminare le truppe tedesche dall’Italia .
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           Dopo l’ulteriore bombardamento di Roma del 13 agosto, il giorno successivo il Governo di Badoglio, unila-
           teralmente, aveva invece dichiarato ‘Roma città aperta’ ma la dichiarazione non era stata riconosciuta e quindi
           accettata dal nemico angloamericano e, infatti, il 19 agosto si ebbe un nuovo bombardamento sulla capitale .
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           Con quella dichiarazione però, anche se non riconosciuta dal nemico, come conseguenza, dovettero comunque
           essere spostati dalla capitale a cittadine vicine, tra gli altri Enti e Comandi militari, anche alcuni della Marina, per-
           ché, per rispetto della Convenzione dell’Aja del 18 ottobre 1907, la città non doveva avere installazioni militari
           di alcun tipo o formazioni militari, per essere quindi a riparo da attacco armato, da qualsiasi parte provenisse .
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           Tra il 25 luglio e il 3 settembre comunque le Forze navali continuarono a contrastare gli angloamericani in
           mare, mentre, come visto, le truppe naziste avevano già surrettiziamente occupato l’Italia, quasi tutta.
           È importante a questo proposito ricordare che la responsabilità diretta della difesa costiera e delle basi navali
           soprattutto (Spezia, Taranto e Pola), passò dallo Stato Maggiore della Marina a quello dell’Esercito, nella
           previsione, corretta, di sbarchi angloamericani sulle coste italiane del centro e del Nord.
           Proprio nel momento, sempre delicato, di un cambiamento tecnico di responsabilità operative, si concretò
           poi la dichiarazione ufficiale dell’armistizio, non prevista per quella data, ma per qualche giorno dopo; ra-
           gion per cui si pensava potesse essere completamente realizzato il delicato mutamento di importanti respon-
           sabilità militari in un conflitto in atto. In quel periodo, inoltre, la Marina stava attuando la propria riorganiz-
           zazione, anche ordinativa, appunto per poter consegnare la difesa delle basi navali a Comandi dell’Esercito.
           In realtà, pochi Alti Comandi, De Courten incluso, erano stati messi al corrente, sebbene in modo assoluta-
           mente non dettagliato, delle trattative armistiziali in corso ma la data precisa dell’annunzio ufficiale, voluta
           dagli angloamericani, fu una sgradevole sorpresa per tutti.



           174   De Courten, cit., p.162.
           175   FRUS, Churchill to Roosevelt, 3 Agosto 1943, p.551.
           176   Cesare De Simone, Venti angeli sopra Roma. I bombardamenti aerei sulla Città Eterna.19 luglio 1943 e 13 agosto 1943, Milano, Mursia
           Editore, 1993. FRUS, Conferences at Washington and Quebec, 1943, p.530.
           177   Convenzione concernente le leggi e gli usi della guerra per terra, con allegato: “Regolamento, concernente le leggi e gli usi della guerra
           per terra”, entrata in vigore il 26 gennaio 1910.

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