Page 121 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           In una riunione convocata d’urgenza al Viminale nel pomeriggio del 3 settembre De Courten, fu informato
           da Badoglio che viste le tragiche condizioni nelle quali andavano precipitando la vita economica e sociale della nazione e
           l’efficienza delle forze armate… il Re aveva iniziato trattative per la conclusione di un armistizio e che conversazioni erano
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           in atto a Palermo…  trattative… quando in realtà l’armistizio era già stato firmato poche ore prima in Sicilia.
           Nessuno dei presenti disse una parola e la riunione si sciolse immediatamente. Quel giorno stesso, la sera,
           si seppe che gli angloamericani avevano già attraversato con successo lo stretto di Messina e soprattutto
           avevano iniziato gli sbarchi all’estremità meridionale della Calabria.
           Il 6 settembre 1943 il Comando Supremo aveva inviato alle Forze Armate i due importanti Promemoria se-
           greti  che riguardavano principalmente il comportamento nei confronti delle truppe tedesche presenti sul
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           territorio. Ricorda De Courten che aveva ricevuto il documento del Comando Supremo a mezzogiorno del
           6 settembre: dovendone restituire subito l’originale a chi lo aveva portato, ne fece però fare immediatamente
           una copia della quale poi si servì per poter elaborare le direttive da dare alla Flotta. È interessante, nel rivedere
           i nove punti di questo documento, sottolineare in particolare il n. 4, le istruzioni cogenti per quella che dove-
           va essere l’azione della Marina: per quanto riguardava le unità navali da guerra e mercantili tedesche, queste
           dovevano essere catturate o affondate ma comunque rese inutilizzabili, in qualsiasi porto si fossero trovate,
           da Comandi e personale della Regia Marina e se necessario con il concorso di reparti dell’Esercito (punto a).
           Era ben chiaro che dovesse essere impedito con qualsiasi mezzo che navi italiane, da guerra o mercantili
           cadessero in mano tedesca e se ciò non fosse stato possibile dovevano auto affondarsi (punto b).
           I Comandi della Marina, in accordo con quelli dell’Esercito, dovevano catturare anche i reparti tedeschi
           dislocati presso le basi italiane; se non fossero riusciti in questa azione, li avrebbero dovuti mettere in con-
           dizioni di non nuocere (punto c).
           Per quanto riguardava le Unità da guerra italiane, esse dovevano uscire al più presto in mare, almeno tutte
           quelle in condizioni di navigare e raggiungere i porti della Sardegna, della Corsica, dell’Elba o di Sebenico
           e Cattaro; tutte le Unità che, non potendo muoversi, erano quindi in condizione di cadere in mano tedesca,
           dovevano autoaffondarsi (punto d).
           Stesso ordine valeva per le navi mercantili italiane armate che dovevano raggiungere i porti italiani dalmati o
           albanesi, a sud del parallelo di Ancona e nel Tirreno, a sud di Livorno; le navi mercantili non armate o in con-
           dizioni di non muoversi avrebbero dovuto essere rese inutilizzate per lungo tempo, tramite sabotaggi (punto e).
           Interessante anche l’ultimo punto del Promemoria n.1: i vari reparti della Regia Marina, quando non impegnati
           nelle azioni previste ai punti precedenti, dovevano concorrere con i reparti dell’Esercito ai loro compiti; natural-
           mente i Comandi interessati all’azione comune dovevano prendere precisi accordi. Questo avvenne in vari casi.
           Il secondo Promemoria del Comando Supremo, sempre del 6 settembre 1943, per la Marina prevedeva che:
           I mezzi della Marina da guerra ed i piroscafi dislocati nei vari porti della Grecia e di Creta dovranno rientrare senz’altro
           in Patria.
           Unità che fossero in procinto di cadere in mano germanica dovranno autoaffondarsi.
           Il naviglio dislocato nei porti dell’Egeo, rimarrà in porto.
           Il naviglio in navigazione dirigerà su porti italiani, o dell’Egeo. Il personale seguirà la sorte di quello dell’Esercito.
           Indipendentemente da dichiarazioni di armistizio o meno, ed in qualsiasi momento tutte le truppe di qualsiasi Forza Armata
           dovranno reagire immediatamente ed energicamente e senza speciale ordine ad ogni violenza germanica e delle popolazioni in
           modo da evitare di essere disarmati e sopraffatti.
           Il pomeriggio di quello stesso giorno, De Courten si recò al Comando Supremo sia per dare conferma ad
           Ambrosio che aveva ricevuto l’importante documento sia per rassicurarlo che avrebbe convocato una riu-
           nione degli Alti Comandi il giorno successivo, come in realtà fece. È utile ricordare, per meglio comprendere
           le istruzioni ricevute, che a quella data le forze e i reparti schierati in Sardegna, Francia e Corsica, in Croazia
           e nella Slovenia dipendevano dallo Stato Maggiore dell’Esercito; quelle dislocate in Erzegovina, Montene-
           gro, Albania, Grecia e isole greche (Ionie, Creta, Sporadi) e nel Dodecaneso, dipendevano dal Comando
           Supremo, per il tramite dei relativi Comandi Superiori dell’Esercito (Armate e Corpi d’Armata).


           178   De Courten, cit., p.177.
           179   Per il testo completo di questo promemoria e del seguente, numero 2, vedi in Commissione Italiana di Storia Militare, L’Italia
           in guerra, il quarto anno 1943, Roma, 1994, alle pagine 175-183.

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