Page 125 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
dopo una distruzione integrale della Flotta con l’autoaffondamento. Il Ministro della Marina prese la deci-
sione, sofferta, secondo gli ordini ricevuti, di applicare le clausole armistiziali.
L’obiettivo più importante in quel momento era sottrarre gran parte della Flotta alla rappresaglia tedesca,
trasferendola temporaneamente dalla Spezia e da Genova alla Maddalena, in attesa, e sperando che i nuovi
‘alleati’ fossero disponibili a farla rimanere in un porto nazionale.
Per meglio comprendere quelli che furono poi i successivi comportamenti della Flotta italiana, è interessante
rivedere gli ordini e le disposizioni trasmesse per radio fra le 21.00 e le 24.00 dell’8 settembre, sempre secon-
do quanto dettagliatamente ricordato da De Courten nelle sue Memorie 188 .
Fu dato ordine alle Forze Navali di Taranto di partire nella giornata del 9 settembre per Malta; due moto-
navi, Saturnia e Vulcania, da Trieste dovevano raggiungere immediatamente Venezia, la prima, e Pola, la se-
conda, per trasferire al più presto al sud tutti i corsi normali della Accademia navale che si trovava, allora, al
Lido di Venezia e i corsi preliminari navali che erano a Brioni (Pola), imbarcando ufficiali, allievi, professori
e personale subalterno. Queste due motonavi che stavano trasportando militari italiani a sud, suscitarono, in
seguito, anche l’interesse di Churchill per l’eventuale trasporto di truppe britanniche.
Le navi scuola, Colombo e Vespucci, in quel momento in crociera d’istruzione nell’Alto Atlantico, ricevettero
l’ordine di dirigere immediatamente verso l’Adriatico meridionale. La corazzata Giulio Cesare, la nave Miraglia
con tutto il naviglio presente a Venezia e Pola dovevano riposizionarsi a Cattaro.
Il Comando della Marina Italiana al Pireo doveva far partire per Lero (Dodecaneso) tutte le unità navali in
condizione di navigare e affondare quelle che non potevano muoversi. Il Comando Militare Marittimo in
Morea (Patrasso) doveva ordinare e fare in modo che i piroscafi italiani nell’Egeo raggiungessero un por-
to del Dodecaneso, disponendo per l’affondamento di quelle navi che non erano in grado di navigare o
che si trovassero nei porti sotto controllo tedesco. Il Comando Militare Marittimo di Tolone in Provenza
ebbe l’ordine di far giungere tutte le Unità italiane in grado di navigare nel più prossimo porto nazionale
e, anche in questo caso, affondare quelle che non potevano allontanarsi; di disinteressarsi della sorte delle
unità ex francesi e chiedere soprattutto alle autorità tedesche il libero passaggio per far rientrare in Italia
il personaggio dipendente.
Il Comando della Base sommergibili di Bordeaux ebbe l’ordine di distruggere i sommergibili italiani, resti-
tuire ai tedeschi le loro unità e chiedere, anche in questo caso, il libero passaggio per il rientro in Italia del
personale di bordo. I sommergibili italiani dislocati nel Mar Nero dovevano autoaffondarsi e chiedere ai
tedeschi, come necessario, un libero passaggio per il personale in rientro in Italia.
Il Comando Superiore Navale in Estremo Oriente, in quel momento imbarcato su R.N. Eritrea a Singapore
doveva far raggiungere alle navi commerciali e ai sommergibili un porto inglese o neutrale e, se questo non
fosse stato possibile, procedere all’affondamento.
Concretate le disposizioni da impartire, queste furono trasmesse per radio fra le 21.00 e le 24.00, entro la
giornata dell’8 settembre, in modo che la loro esecuzione fosse possibile prima che le forze tedesche reagis-
sero con un intervento violento. Era prevedibile che alle prime luci dell’alba del 9 settembre 1943, l’inten-
zione tedesca sarebbe stata quella di catturare l’intera, se non la maggior parte della Flotta italiana.
L’8 settembre il Comando Supremo aveva trasmesso il testo delle condizioni di armistizio per l’integrale esecu-
zione delle stesse nell’interesse del Paese. Solo alle sette del mattino del 9 settembre, Supermarina decise di dirama-
re il telegramma convenzionale relativo all’esecuzione del Promemoria N.1 del Comando Supremo, per le
parti non in contrasto con i termini armistiziali e copia del promemoria di accompagnamento alle condizio-
ni di armistizio, fatte presentare da Eisenhower a Badoglio, come Comandante in Capo italiano. Alle 14.00
del 9 settembre arrivò l’integrazione delle norme esecutive dell’armistizio, precisando disposizioni relative
ai segnali di riconoscimento, alle rotte di atterraggio ma soprattutto vi era una indicazione che lo stesso De
Courten ritenne fondamentale: clausole armistizio non contemplano cessione navi né abbassamento bandiera: consentendo
però accogliere a bordo personale controllo 189 . Importante concessione, dovuta probabilmente all’ammirazione che
Churchill, in prima battuta, e la Marina britannica avevano per quella italiana.
188 V. De Courten, cit., p.235.
189 De Courten, cit., p.236; 244-245, 265.
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