Page 128 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
Vale la pena ricordare quanto riportato da Averell Harriman in un suo ‘memo’ informale rispetto a una con-
versazione avuta con Churchill la sera del 9 settembre alle 23.00, per comprendere che, aldilà di quelle che
erano le condizioni di armistizio, si riconosceva agli italiani, in questo caso in particolare alla Flotta navale, il
fatto di star affrontando un dramma, riconoscendone il coraggio e il valore: The drama of the Italian Fleet lea-
ving Spezia to join us moved him [Churchill] deeply and he called in his secretary and dispatched a telegram to Cunningham
to consult with Eisenhower and give the ships a friendly and dignified reception... 193
Alle otto del mattino del 10 settembre le Unità italiane avvistarono le coste algerine e una squadra navale
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inglese, formata da due corazzate (Valiant e Warspite), e da otto cacciatorpediniere , una robusta scorta,
che le accompagnò a Malta dove era già giunta la V Divisione comandata dall’ammiraglio Alberto da Zara,
proveniente da Taranto e di fatto costituita dall’Andrea Doria, Caio Duilio, Pompeo Magno e Da Recco che era
stata attaccata dagli aerei tedeschi ma non aveva riportato danni.
Il 9 settembre 1943 i due cacciatorpediniere Vivaldi e Da Noli erano davanti al porto di Civitavecchia, se-
condo ordini ricevuti, in attesa di imbarcare Famiglia Reale ed esponenti del Governo. Di primo mattino,
essendo cambiati i programmi di quelle Autorità, fu loro ordinato di rientrare alla Spezia, unirsi alle Forze
Navali da battaglia per convergere sulla Maddalena. Intanto però, questo porto era stato occupato dai tede-
schi, quindi, fu loro, in seguito, ordinato di dirigersi direttamente verso Bona, come per il resto della Flotta.
Sul primo pomeriggio i due cacciatorpediniere ricevettero l’ordine di affondare tutti i mezzi navali tede-
schi che avessero incontrato sul loro cammino: poco dopo il Vivaldi dovette aprire il fuoco su alcune unità
tedesche, motozattere motosiluranti, ma alle 17.00 ricevette diversi colpi nemici, mentre il fuoco costiero
dalla Corsica si era intensificato, danneggiando ulteriormente l’Unità italiana. Alle 17.50 l’altro cacciatorpe-
diniere, il Da Noli, urtò una mina e affondò. Il Vivaldi, gravemente danneggiato, continuò la sua direzione
verso ovest-sud-ovest. Il 10 settembre, però, alle ore 11.30 l’Unità affondò lentamente, dando possibilità
all’equipaggio di salvarsi con l’aiuto di tre idrovolanti trimotore tedeschi con l’insegna della Croce Rossa. Gli
uomini salvati, e superstiti anche di un attacco di un aereo americano contro i tre idrovolanti di soccorso,
furono inviati in campo di concentramento in Germania.
I tedeschi, in pochissime ore, erano riusciti a prendere possesso di molte postazioni.
A mezzogiorno del 9 settembre erano entrati alla Spezia, in Arsenale: le navi erano già partite; due, ai lavori,
si autoaffondarono, il giorno stesso dell’armistizio.
Circa 5.000 marinai erano presenti nella città. I tedeschi, ben sapendo che non erano in grado di controllarli,
consentirono a tutto il personale della Marina, di allontanarsi in abiti civili, per prendere dei treni diretti a
sud o verso Parma, ma, una volta arrivati in Emilia, costoro furono catturati insieme ad altri militari: si trat-
tava di marinai, militari in abito civile…e gli ordini al riguardo erano stati chiari. E così fu che circa 10.000
militari italiani furono, in quei giorni, presi prigionieri dai tedeschi, rinchiusi nel cortile della cittadella di
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Modena, per essere internati in Germania . Quelli che riuscirono a fuggire, cercarono di raggiungere la
propria abitazione, allontanandosi, o iniziarono a congiungersi a quei gruppi partigiani che si stavano orga-
nizzando contro la reazione tedesca. A Genova vi era molto personale della Marina: anche in questo caso
alcuni furono catturati e trasferiti in Germania ma molti altri, riuscendo abilmente a sfuggire alla cattura,
entrarono in clandestinità e si unirono alla Resistenza.
In Corsica, a Bastia, la cui difesa del porto era affidata al generale Egidio Stivala , con la presenza di
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naviglio tedesco (due caccia sommergibili tedeschi, una vedetta, otto moto zattere e una motocisterna, la
Waltram) e di un convoglio italo-tedesco giunto nella mattinata dell’8 settembre diretto verso le coste della
Sardegna, la situazione risultò molto conflittuale.
Facevano parte del convoglio il torpediniere Aliseo, di scorta insieme all’Ardito, alla motonave Humanitas e
193 FRUS, Harriman Papers, doc. n.576.
194 De Courten indica cinque cacciatorpediniere e una motovedetta, cit., p.271.
195 Nei due anni successivi furono in tutto 600.000 militari italiani internati in Germania. V. infra Cap. III, 3.3.
196 A disposizione per la difesa: il DXXXVII Battaglione della 225ª Divisione Costiera, il I Gruppo Milizia da sbarco, il LX Bat-
taglione della Milizia, aliquote del V Battaglione a.a. e la 660ª Compagnia Mitraglieri da posizione. Nel porto, quella notte, erano
presenti il MAS 543, il piroscafo Nazario Sauro e 16 unità sussidiarie.
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