Page 170 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 170

“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           per breve tempo chi riuscì a fuggire. In particolare in Piazza Campo de’ Fiori, in un appartamento al n.
           19, viveva un militare della Croce Rossa. Appeso all’esterno alla porta d’entrata, vi era un piccolo cartello
           in tedesco, con il simbolo della Croce Rossa e una scritta in tedesco di colore rosso, indicava che, essendo
           quella di un militare della CRI, la casa avrebbe dovuto essere rispettata, questo perché quei militari dovevano
           collaborare con il governo e l’omologa organizzazione tedesca, per sostegno e assistenza alla popolazione.
           In quell’appartamento, come in molti altri di quel quartiere prossimo al Portico d’Ottavia, spesso passarono
           delle notti molti romani ebrei che si nascondevano. In quello specifico caso, l’unica regola della padrona
           di casa, come fu applicata anche altrove, fu che nessuno potesse restare in quell’appartamento più di una
           notte consecutiva, per molte ragioni di prudenza sia per l’appartamento sia per chi vi si rifugiava . Molte,
                                                                                                     240
           però, furono le famiglie che usarono questa ‘accortezza’, dando un valido contributo, non solo a persone di
           religione ebraica ma anche a militari alla macchia.
           In tutta la città di Roma vi furono specialmente in quell’ottobre 1943, appartamenti che aprirono le porte a
           chi tentava di sottrarsi alla cattura; vi furono anche molte delazioni come sempre accade, perché il senso di
           umanità e giustizia non è radicato in tutti, ma sembra opportuno ricordare molti semplici cittadini, dei quali
           quasi mai si è saputo nulla ma che hanno aiutato chi si trovava in difficoltà con i nazifascisti, con rischio
           personale. Una resistenza attiva perché comportava numerose responsabilità di ogni genere.
           A Bologna la polizia della RSI considerò gli ebrei come “appartenenti a nazionalità straniera”; ne catturò
           moltissimi che finirono tutti nei campi di concentramento di Auschwitz. I bolognesi furono molto solidali
           così che la maggior parte degli ebrei di quella città non finì nelle camere a gas. I 114 ebrei bolognesi, catturati
           a Bologna o in altre città, furono uccisi ma la maggior parte di coloro che sfuggirono alla cattura, militari o
           civili, caddero partecipando alla resistenza .
                                                  241
           In tutte le città sotto regime nazifascista avvennero rastrellamenti e deportazioni di cittadini, considerati
           indegni di vivere sul territorio nazionale, o più semplicemente: indegni di vivere.



           Un ricordo delle numerose stragi nazi fasciste in Italia e le Fosse Ardeatine a Roma


           Dall’annunzio dell’armistizio in poi sono stati numerosi i massacri perpetrati dalle truppe tedesche sulla
           popolazione italiana, militari e civili, iniziando dall’eccidio di Boves del 19 settembre 1943, ricordando S.
           Anna di Stazzema, Marzabotto e tante altre, meno conosciute, ma altrettanto crudeli. A Cefalonia, Corfù,
           Coo, in Albania furono uccisi un numero impressionante di militari, oltre alle deportazioni e internamenti
           di massa (v. infra).
           Un avvenimento particolare ha segnato la storia della capitale, in quel difficile 1944; avvenimento conside-
           rato uno dei più tragici in tutta la storia della Seconda Guerra Mondiale in Europa. A seguito dell’attentato
           compiuto dai partigiani romani dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) il 23 marzo 1943, mattina, in Via
           Rasella a Roma, ove furono uccisi 33 militari , reclute altoatesine, del Polizeiregiment Bozen, reggimento di
                                                     242
           Polizia tedesca, Kesselring e Kappler, con assenso di Hitler, decisero una rappresaglia violenta: per ogni
           tedesco ucciso, giustiziati dieci italiani. Ne giustiziarono cinque in più. I condannati furono uccisi singolar-
           mente il 24 marzo 1944 e alle 22.55 dello stesso giorno l’agenzia di stampa Stefani informò la popolazione
           di quanto era successo e che l’ordine era stato già eseguito, attribuendo l’attentato a comunisti badogliani e infor-
           mando che erano ancora in atto le indagini per chiarire fino a che punto l’attentato fosse da attribuirsi a un incitamento
                        243
           angloamericano . Il 25 marzo sui giornali romani comparve il comunicato che riguardava l’attacco partigiano
           e la rappresaglia, diffondendo nella città oltre alla notizia, ulteriore tensione e paura. In realtà in alcune
           organizzazioni come la Croce Rossa, la notizia era arrivata, già durante il massacro: avevano inutilmente
           cercato di salvare un loro volontario così come il Ministero degli Esteri aveva cercato di fare lo stesso con



           240   Testimonianze fatte all’Autrice.
           241   Nazario Sauro Onofri, Ebrei e fascismo a Bologna, Bologna, Editrice Grafica Lavino, 1989.
           242   Caddero anche due civili italiani, uno era dodicenne, e altre quattro persone sotto il fuoco tedesco del momento.
           243   Dal testo del comunicato dell’agenzia Stefani.

              166
   165   166   167   168   169   170   171   172   173   174   175