Page 165 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           Ugo de Carolis che, in clandestinità, divenne Capo di Stato Maggiore del Fronte Clandestino di Resistenza
           organizzato e comandato dal generale Filippo Caruso (v. infra).
           Su ordine di Mischi, Delfini dovette andare alla stazione ferroviaria, per essere sicuro che agli ufficiali fos-
           sero assegnate vetture di prima e seconda classe perché, in caso contrario, lo stesso Mischi dichiarò che si
           sarebbe opposto alla partenza anche degli ufficiali. Strano ordine: evidentemente non sapeva o non aveva
           ben compreso, o non voleva far capire che conosceva, la vera destinazione finale di quel treno e le reali
           intenzioni naziste al riguardo.
           Agli Aiutanti maggiori della Legione fu prospettata la possibilità di evitare la deportazione se però avessero as-
           sunto l’impegno di collaborare con le truppe nazifasciste e con la RSI ma soprattutto di rintracciare, tramite gli
           elenchi negli uffici, tutti coloro che non si erano presentati nei luoghi di raccolta. Molti di costoro non accetta-
           rono queste richieste, andando a aumentare i numeri di coloro che si stavano inserendo in ‘bande’ di resistenza.
           Dopo la deportazione dei militari della Legione Lazio e della Legione Allievi, Mischi costituì, ai primi di
           novembre 1943, l’Ufficio Stralcio delle Legioni soppresse, per recuperare il carteggio e soprattutto definire
           quelle pratiche ancora in corso che riguardavano le famiglie dei militari morti, prigionieri o deportati dai
           tedeschi, o per quelli, non molti, che si erano presentati comunque dopo il 7 ottobre.
           Per recuperare militari dell’Arma di Roma, emanò un bando indicando che coloro che si fossero presentati
           entro il 10 novembre, sarebbero stati immuni da qualsiasi punizione. Ma pochi furono quelli che si presenta-
           rono, ragion per cui Mischi fu costretto a prorogare fino al 20 novembre successivo la possibilità concessa,
           ma anche questo rinvio non ottenne interessanti risultati.
           Nella speranza di far aderire molti di coloro che si erano dati alla macchia, fu ricostituita la Legione Lazio ma
           questa riorganizzazione, come i bandi, non centrò l’obiettivo previsto, anche se alcuni elementi del Fronte
           Clandestino Militare si presentarono, su ordine dei loro superiori ‘clandestini’, per attuare opera di sabo-
           taggio; per assumere informazioni militari e aiutare, sempre in modo occulto, quei militari che intendevano
           presentarsi o per dissuaderli o consegnando loro fogli di congedo, fogli di licenza, e quelle dichiarazioni che
           servivano per ottenere anche il rilascio delle carte annonarie per la sopravvivenza alimentare.
           Nella riorganizzazione della Legione Lazio, da essa, oltre i tre Uffici Stralcio, dipendevano il primo e secondo
           Gruppo laziale unificati di Frosinone, L’Aquila, Rieti e Terni. Il gruppo di Viterbo invece ebbe un comando
           autonomo e fu amministrato dalla 15ª Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN).
           È da notare anche l’azione di resistenza sottotraccia degli ufficiali addetti alla stessa riorganizzazione della
           Legione, che si dimostrarono sempre ‘attivamente passivi’ e nel breve periodo di vita di questa struttura (dal
           1º gennaio al 29 febbraio 1944), quando arrivavano proposte di sedi, non ne riconobbero adatta nessuna,
           evitando quindi di installarsi organicamente, mantenendo sempre una utile situazione di provvisorietà, per
           essere in grado di non ‘poter’ ottemperare a tutti gli ordini ricevuti. Vennero altresì scoperte dai nazifasci-
           sti in seguito a attenti controlli, intorno al 15 aprile 1944, le relazioni esistenti fra il personale degli Uffici
           Stralcio e i patrioti, perché era stato scoperto che gli elementi delle varie ‘bande’ operavano e sfuggivano alla
           cattura, in quanto muniti di documenti di identificazione falsi, ma simili a quelli che venivano usati dai mili-
           tari dell’Arma, integrati nella Guardia Nazionale. Le indagini a questo particolare riguardo, però, non ebbero
           mai molto successo o forse non furono mai condotte con grande scrupolo e attenzione. Anche questa, una
           forma passiva di resistenza concreta.
           Dopo  il  febbraio  1944,  furono  costituiti  i  Comandi  Provinciali  della  Guardia  Nazionale  Repubblicana
           (GNR) e quindi la ‘nuova’ Legione Lazio cessò di funzionare alla fine di quel mese, perché tutte le stazioni
           dell’Arma passarono alla dipendenza di quei comandi della GNR, per quanto si riferiva all’impiego, ai servizi
           di istituto e alla disciplina; dal punto di vista amministrativo invece i Carabinieri dipesero ancora, e lo furono
           fino al 3 giugno 1944, dall’Ufficio Stralcio della Legione Lazio.
           Collegando le notizie che si sono avute a mano a mano dai testimoni, si può rilevare che moltissimi di coloro
           che rimasero in servizio, fecero una loro utilissima ‘resistenza’, aiutando i colleghi divenuti elementi delle
           bande clandestine organizzate .
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           234   Dettagli della relazione in data 6 maggio 1946 redatta dal Colonnello Comandante La Legione Lazio, Luigi Bertarelli in AC-
           CDBSD, cartella 128.2.

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