Page 161 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 161
CAPITOLO PRIMO
ne con tutti gli alti ufficiali dell’Arma:
chi non si fosse presentato, avrebbe
dovuto essere arrestato dalla polizia
e portato di fronte alla corte mar-
ziale. Riunione, infatti, che era stata
regolarmente convocata da Graziani,
con gli esiti sopra ricordati.
Kappler poi aveva proposto di far
radunare e trasferire a Firenze in
prima istanza quegli ufficiali che
avevano rassegnato le loro dimissio-
ni il giorno dell’armistizio tra l’Italia
e gli angloamericani, includendo an-
che gli elementi della ‘riserva’; pro-
posta che, a quanto egli scrisse, era
stata accettata da Kesselring.
Quello che Kappler non capì fu che
la popolazione italiana non sarebbe
stata affatto apatica come scriveva,
al disarmo dei Carabinieri; temeva
però saccheggi dopo ‘l’eliminazione’
dei Carabinieri e una possibile rivol-
ta della popolazione e aveva dato,
riservatamente, chiare istruzioni
alle SS per un rigidissimo controllo
dell’ordine pubblico. Temeva le de-
fezioni: infatti, come lui stesso, ebbe
a scrivere in una successiva comuni-
cazione, molti elementi dell’Arma si
erano rifugiati nei dintorni di Roma,
ottenendo abiti civili in cambio delle
Comunicazione su disarmo Carabinieri inviato da Kappler al suo omologo a Verona e richie- loro armi, comprendendo forse che in
sta per trasporto per 8.000 Carabinieri. NAUK - Londra realtà la maggior parte di costoro si
stava unendo a una Resistenza attiva.
Riteneva anche che i più giovani Carabinieri erano quasi sicuri di essere arrestati e stavano già lasciando le
loro postazioni per nascondersi, anche perché gli appartenenti alle classi contadine o commercianti temeva-
no che le loro proprietà familiari sarebbero state saccheggiate dai tedeschi, una volta eliminato il controllo
di quella forza di polizia.
In un telegramma del 7 ottobre Kappler scrisse che ormai era trapelata la notizia che i Carabinieri doveva-
no essere mandati in Germania. I suoi informatori gli avevano comunicato che il pur necessario disarmo
dell’Arma, considerata forza di polizia non leale al nuovo governo di Mussolini, avrebbe molto aggravato le
già difficili relazioni tra tedeschi e popolazione italiana.
Dopo la riunione presso Graziani e una successiva, altrettanto difficile e sgradevole presso il Comando
tedesco, ubicato nell’ambasciata di Germania, dove era stato raggiunto anche dal Presti, Delfini convocò a
rapporto nella notte fra il 6 e il 7 ottobre, presso la sede del Comando Generale in Via XXIV Maggio (dove
peraltro gli era stato ordinato di rimanere, invece di andare alla Legione Allievi), i comandanti di Legione, di
Gruppo, di Caserma della capitale e i comandanti dei Carabinieri che prestavano servizio al Ministero della
Guerra, della Marina e dell’Aeronautica per notificare loro quanto era stato deciso, riguardo all’eventuale
viaggio dei 9.000 da effettuare verso Zara, considerato peraltro non praticabile: come conseguenza di questa
decisione, entro le ore 8.15 del giorno successivo tutti i militari in forza presenti nelle caserme della ‘Città
aperta di Roma’ dovevano essere disarmati e le armi versate subito ai nazisti alla Caserma di Castro Preto-
157

