Page 157 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
dell’Arma, come sopra ricordato. Nell’incarico Mischi rimase fino all’8 dicembre 1943, quando l’Arma fu
sciolta e fu istituita la Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), nella quale dovettero confluire i Carabinieri
(loro malgrado), la Milizia e la PAI.
L’Ufficio del Comando Generale continuò a funzionare a Roma, munendo il personale addetto di tesserino
bilingue, fino al 7 ottobre, quando si dovette trasferire a Brescia .
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In relazioni redatte sulla vicenda da alcuni protagonisti della vicenda, si apprende l’inizio e lo svolgimento di
questa dolorosa vicenda dell’Arma, che ebbe una amara ricaduta anche sulle condizioni della popolazione civile.
La situazione nei confronti dei Carabinieri già verso la fine di settembre era diventata difficile anche per il con-
tinuo forte sospetto dei tedeschi nei confronti di ufficiali e truppa, ritenuti molto fedeli alla Monarchia e quindi
in dissenso con il governo repubblicano di Mussolini, nonostante la loro provata lealtà alle istituzioni. Questa
situazione era stata ben compresa dal colonnello Herbert Kappler e fu proprio sua questa idea: già il 5 ottobre
aveva proposto che i Carabinieri, compresi loro ufficiali, fossero disarmati in un colpo solo, accusandoli di aver
partecipato a congiure o sollevazioni. L’intelligence tedesca SD delle SS (Sicherheitsdienst -servizio di sicurezza),
aveva ben compreso quello che l’Arma e i suoi uomini stavano facendo fin dalla dichiarazione di ‘Roma città
aperta’, anche se mostravano di averne fiducia, addirittura conferendo loro il controllo dell’ambasciata tedesca
dove si era insediato il Comando della ‘città di Roma’. In realtà i tedeschi erano ben consci dell’ostilità forte
e degli atti di sabotaggio dell’Arma nei loro confronti, soprattutto per quanto riguardava il disarmo di civili, i
rastrellamenti spesso andati a vuoto, nonché la mancata presentazione di giovani per il servizio del lavoro, esat-
tamente come era accaduto Napoli e come sarebbe accaduto in tutta l’area del Nord Italia: resistenza passiva.
Era loro noto che i Carabinieri avevano attivamente partecipato alla difesa di Roma e soprattutto avevano
notato che molte volte si erano rifiutati di svolgere i turni, nel quadro delle esecuzioni capitali delle sentenze
di fucilazione dei patrioti, comminate dai tribunali nazifascisti. Si erano ben resi conto anche della forte po-
polarità dei Carabinieri romani tra la popolazione.
Telex di Kappler sulla lealtà dei Carabinieri al Re. NARA - Washington
In un quadro strategico generale, ben sapendo che le truppe angloamericane, sbarcate a Salerno, avrebbero
risalito la penisola verso la capitale dove i Carabinieri erano numerosi e probabilmente meglio armati, so-
prattutto dopo lo scioglimento della Divisione Piave il 23 settembre, occorreva, considerata soprattutto la
loro capillarità territoriale, renderli inoffensivi, disarmandoli e soprattutto allontanarli definitivamente non
solo da Roma ma da tutto il territorio nazionale occupato, nel tentativo di togliere loro ogni possibile tenta-
223 AUSSME, I 3, b.152, 5 luglio 1944, a firma del Generale Comandante Giuseppe Pièche, Comando Arma Carabinieri Reali
dell’Italia Liberata, indirizzata al Maresciallo d’Italia Giovanni Messe, Capo di Stato Maggiore Generale, con l’invio di un prome-
moria riservatissimo, 21 giugno 1944, firmato da Filippo Caruso.
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