Page 158 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           zione di rivolta contro il regime nazifascista; rivolta che i tedeschi ritenevano attuabile, considerata proprio
           la professionalità operativa in combattimento delle Sezioni Carabinieri mobilitate.
           Il generale Maraffa, nominato al comando delle forze di polizia della ‘Città aperta di Roma’, in realtà era un ‘pa-
           triota’ e, fin dai primi giorni nel suo nuovo incarico, aveva chiesto al Comandante della Legione di Roma di for-
           nirgli giornalmente notizie accurate sui movimenti delle truppe tedesche, sui loro mezzi, sul loro armamento;
           incarichi di intelligence nei quali come sempre l’Arma aveva dimostrato di avere una professionalità specifica.
           In teoria, tra gli altri servizi che i Carabinieri dovevano svolgere, era segnalato quello della raccolta delle
           armi, munizioni e mezzi di quei reparti dell’Esercito che erano stati disciolti. Il servizio fu reso in modo ‘im-
           peccabile’, certamente non dal punto di vista dei tedeschi, nel senso che non solo vennero rastrellati armi e
           automezzi ma il materiale di armamento, trovato, fu spesso sotterrato di iniziativa dei singoli, ingannandoli.
           Infatti, quando facendo perquisizioni, ritenevano e comprendevano che dei cittadini erano pronti a organiz-
           zare piccoli gruppi di guerriglia antinazista e antifascista, allora lasciavano loro le armi trovate o aiutavano a
           nasconderle, scrivendo nelle loro relazioni che nulla era stato rinvenuto. Molte armi furono nascoste proprio
           nei magazzini della Legione di Roma. Era successo lo stesso a Napoli.
           Maraffa, tra l’altro, affidò a quella Legione la tutela dei vari ministeri della nuova organizzazione statuale
           mussoliniana, con un ufficiale superiore per ogni sede, in modo che essi si potessero imporre all’occupante
           tedesco, quando necessario. L’Arma curò anche il vettovagliamento della popolazione, realizzando un ser-
           vizio di vigilanza agli scali ferroviari, essendo stata disciolta la milizia ferroviaria; servizio svolto insieme alla
           Guardia di Finanza, alla PAI e ad agenti di Pubblica Sicurezza.
           Il 23 settembre 1943 era nato lo Stato fascista repubblicano d’Italia che il 1º dicembre successivo si sarebbe
           chiamato Repubblica Sociale Italiana - RSI, per volere dei nazisti. La quasi totalità dei militari dell’Arma
           ritenne questa Repubblica un governo illegittimo, imposto dal nemico ma non potevano abbandonare total-
           mente la popolazione in mano ad elementi tedeschi delle SS, ormai tutori ufficiali dell’ordine pubblico e ai
           fascisti italiani, che avevano aderito alla Repubblica, molte volte nei loro comportamenti peggiori dei nazisti.
           Come ricorda il generale Caruso nella sua relazione , con la costituzione della RSI si pose alla coscienza
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           della maggioranza dei militari in divisa, in particolare per quelli dell’Arma, il problema di darsi alla macchia
           per organizzare la guerriglia o di continuare il proprio lavoro con un governo illegittimo, nell’ottica, però, di
           difesa della popolazione duramente vessata dall’occupante e di un coordinamento dei civili che si stavano
           preparando alla rivolta, sacrificandosi spesso per loro.
           In questo quadro di protezione della popolazione, si deve ricordare la vicenda del vicebrigadiere Salvo
           D’Acquisto che salvò i 23 ostaggi italiani rastrellati a Torrimpietra (vicino Roma), dai tedeschi, offrendosi di
           essere fucilato al loro posto; fucilazione che avvenne a Palidoro, proprio quel 23 settembre che aveva visto
           l’inizio di un governo illegittimo .
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           Non sarà l’unico esempio di simili comportamenti in difesa di ostaggi civili incolpevoli. Anche questa è stata una
           forma di Resistenza concreta, certamente non passiva, all’arroganza degli occupanti e di coloro che li sostenevano.
           Il 4 ottobre era, dunque, diventato Comandante Generale Mischi, precedentemente al Comando della Mi-
           lizia confinaria, che avrebbe tenuto l’incarico fino all’8 dicembre successivo. Ricorda Caruso, in una sua
           relazione del 21 giugno 1944, un dettaglio che potrebbe apparire insignificante, ma che può essere invece di
           valore storico per una interpretazione anche dei comportamenti esterni: il 5 ottobre Mischi si era presentato
           al Comando Generale per assumere il comando, in divisa ma con camicia nera, quella che molti carabinieri
           non vollero mettere al posto della grigioverde .
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           224   ACCDBSD, cartella 1270.1, Fondo Caruso.
           225   Il giovanissimo (23 anni), vicebrigadiere si accusò dello scoppio di una bomba a mano che era stata trovata nella Torre di Palidoro,
           Torrimpietra, il pomeriggio precedente 22 settembre. Erano morti due paracadutisti tedeschi e feriti altri due. I militari tedeschi non
           vollero credere che era stato un improvvido maneggio dell’arma da parte loro a farla scoppiare, e rastrellarono, a caso, 23 uomini. Il
           vicebrigadiere cercò di far comprendere quanto era in realtà accaduto ma i tedeschi avevano ormai deciso per la rappresaglia. D’Ac-
           quisto, allora, si dichiarò colpevole e fu giustiziato al posto degli ostaggi. Medaglia d’Oro al Valor Militare. Vedi la toccante relazione
           in proposito del generale Caruso rispetto anche ad altri casi simili. V. I Carabinieri nella Resistenza…, cit., p. 43-45.
           226   AUSSME, I3, b. 152, relazione inviata dal Generale Comandante dell’Arma dei Carabinieri Reali dell’Italia Liberata, Giuseppe
           Pièche al generale Giovanni Messe, Capo di Stato Maggiore Generale, il 5 luglio 1944.

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