Page 163 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
Indubbiamente, rispetto agli ordini dati, non era molto facile decidere, in modo veloce, i comportamenti da
attuare come, ad esempio, far abbandonare rapidamente, in tempo utile, le caserme da tutti i militari; furono
analizzate le difficoltà connesse ad avvisarli, perché durante le ore del coprifuoco non sarebbe stato pos-
sibile mettere in salvo non solo gli uomini ma anche le loro famiglie che spesso risiedevano nelle caserme,
considerando però che metà della forza alloggiava in casa.
In prima istanza, in realtà, era stata prevista anche la possibilità di difendere con le armi le caserme ed evi-
tare con la forza il disarmo. Delfini si pose il problema perché sembrava assurdo poter resistere ai tedeschi
con le rivoltelle e con i moschetti e, in più, con una dotazione di otto cartucce a persona, perché tanta era la
dotazione permessa dall’occupante.
Al Comando Generale era ben noto che i tedeschi avevano già disposto durante la notte dei servizi di vi-
gilanza proprio nei pressi di tutte le caserme e sulle Vie Consolari che portavano a Sud e quindi il panico
si sarebbe diffuso tra militari e avrebbe toccato anche la popolazione civile, per le sicure rappresaglie che i
tedeschi avrebbero messo in atto. Rendendosi quindi conto delle conseguenze che sarebbero seguite all’ab-
bandono delle caserme o a difendere con la forza le stesse per non farsi disarmare, fu deciso che in realtà il
disarmo rappresentasse un male minore perché nessuno aveva potuto prevedere la misura dell’internamento,
non sapendo che in realtà era già stata predisposta dai tedeschi.
Telex di Kappler intercettato dai britannici, tradotto in inglese. NARA - Washington
Nonostante tutto si fosse svolto in meno di 24 ore, tra il mattino del 6 ottobre (riunione Graziani; riunione
presso il comando tedesco; riunione presso il Comando Generale dell’Arma), e quello del 7 ottobre, la no-
tizia era trapelata, come ebbe a notare anche Kappler. Infatti, era tempestivamente circolata una direttiva, a
firma del Delfini, indirizzata anche a Graziani e al Presti, nella sua qualità di Comandante Forze Polizia di
Roma, in cui si riassumevano quelli che erano stati gli ordini di Graziani: presentazione di tutti i Carabinieri
presso le caserme e le stazioni, sia chi vi alloggiava sia chi viveva in casa propria; consegna e raccolta delle
armi da consegnare successivamente alle autorità tedesche; tutti dovevano rimanere in attesa in caserma.
Delfini ordinò anche che alle 5.00 del mattino del 7 ottobre, dieci ufficiali della Legione di Roma dovessero
essere pronti alla caserma Podgora dove, ad attenderli, vi sarebbero state delle automobili della PAI per con-
durli a Ponte Milvio, dove stazionavano in attesa 30 autocarri tedeschi…
I dieci ufficiali, seguendo le direttive, per meglio comprendere, gli ordini di quelli della PAI, responsabili
dell’operazione, insieme all’autocolonna tedesca, dovevano passare a raccogliere i militari presenti in tutte
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