Page 162 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           rio, in attesa di altri ordini. I militari, una volta disarmati dovevano essere trattenuti nelle caserme. Ulteriore
           ordine era che tutte le porte di uscita di ogni sito dovessero essere chiuse e vigilate.
           Delfini ha sempre dichiarato, in difesa del suo operato, alla fine del conflitto, che nella riunione con Gra-
                                                                                   230
           ziani, non era mai stato fatto accenno ad eventuali deportazioni in Germania . I tedeschi, in effetti, nella
           riunione all’ambasciata, vista la resistenza verso l’invio a Zara in Jugoslavia, avevano confermato che, dopo
           il disarmo, ufficiali e truppa sarebbero stati trasferiti a Firenze, peraltro così indicato anche in uno dei tele-
           grammi di Kappler del 7 ottobre. Il trasferimento avrebbe preceduto una redistribuzione presso tutti i co-
           mandi territoriali dell’Italia centro settentrionale per i normali servizi di istituto. Sembrava impensabile che
           l’ex alleato potesse internare in Germania delle forze territoriali di polizia, che pur sarebbero stati utili per il
                                                                        controllo dell’ordine pubblico.
                                                                        Il colonnello Salvatore Mauceri nella sua
                                                                                231
                                                                        relazione  dichiara che in quella riunio-
                                                                        ne  presso  Graziani,  non era  stato  fatto
                                                                        cenno,  neppure  come  ipotesi,  che  i  Ca-
                                                                        rabinieri  disarmati  sarebbero  stati  even-
                                                                        tualmente internati in Germania e tutti i
                                                                        presenti, alla riunione, avevano ritenuto di
                                                                        comprendere che il disarmo altro non era
                                                                        se  non  la  premessa  che  l’Arma  sarebbe
                                                                        stata sciolta, come poi in effetti avvenne;
                                                                        nessuno fu sfiorato dall’idea di un inter-
                                                                        namento: in vista di un eventuale possi-
                                                                        bile scioglimento del Comando dell’Arma
                                                                        di Roma si pensò che ufficiali e truppa sa-
                                                                        rebbero stati messi in congedo o al mas-
                                                                        simo trasferiti nell’Italia settentrionale,
                                                                        come annunciato. Il territorio era sotto
                                                                        occupazione tedesca e secondo l’articolo 43
                                                                        della  quarta  convenzione  dell’Aja  del  1907  e
                                                                        dello stesso articolo 55 della legge di Guerra, le
                                                                        autorità militari occupanti avevano la re-
                                                                        sponsabilità dell’ordine pubblico e quindi
                                                                        potevano disporre come volevano dell’or-
                                                                        ganizzazione delle forze di polizia locali.
                                                                        Ricordava poi Mauceri che questo era av-
                                                                        venuto in Sicilia nel luglio-agosto 1943,
           Telex di Kappler del 6 ottobre 1943 che preannuncia ordine di disarmo dei Carabi-  da parte degli alleati che avevano, in un
           nieri di Kesselring, messo in atto da Graziani. NARA - Washington  primo tempo, disarmato molti Comandi
                                                                        dei  Carabinieri  per  poi  riarmarli,  desti-
           nandoli al mantenimento dell’ordine pubblico, sempre sotto il controllo degli occupanti angloamericani,
           ben contenti di non dover provvedere a quel difficile compito di ‘invasori’…‘occupanti’ e … ‘liberatori’.


           230   ACCDBSD, cit. sopra, Relazione Delfini: …debbo affermare nel modo più reciso che sia da Graziani che al comando tedesco non fu fatto il
           minimo accenno a deportazioni in Germania…
           231   ACCDBSD, cartella 261.9, relazione del colonnello Salvatore Mauceri relativa al comportamento dei Carabinieri durante
           l’occupazione tedesca e del loro disarmo. Il Mauceri aveva assunto il Comando della Legione di Roma, provenendo da quella di
           Firenze, il mattino dell’8 settembre. La relazione fu redatta su richiesta della Commissione per l’esame del comportamento degli
           ufficiali generali e colonnelli all’atto e dopo l’armistizio, in particolare alla Commissione di Epurazione degli ufficiali dei Cara-
           binieri. La Commissione decise che il Mauceri non aveva compiuto nessun atto di collaborazione. Mauceri, all’armistizio, aveva
           deciso di rimanere in servizio anche su consiglio, come egli scrive, del generale Caruso che lo riteneva più utile alla Resistenza,
           rimanendo nei ranghi e non dandosi alla macchia. E questo accadde in molti casi, anche al Nord nella RSI.

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