Page 178 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
In sintesi, non era previsto l’impiego delle Forze italiane come truppe combattenti su vasta scala; queste
potevano essere impiegate in Sicilia e in Italia per i servizi di guardia e protezione contro sabotaggi e per la
sicurezza interna anche e soprattutto delle truppe alleate che avanzavano verso il Nord, in tutto una decina
di divisioni, di cui si prevedeva così al momento la dislocazione: a) in Sardegna, una divisione e due divisioni
costiere sarde; in Sicilia, una divisione italiana da campo; in Italia a sud della linea Napoli-Foggia, tre divisio-
ni; in Italia a sud della linea Pisa-Rimini e a nord della linea Napoli-Foggia, tre divisioni.
Per quanto riguardava la difesa contraerea costiera, gli Alleati intendevano impiegare su vasta scala le Unità
italiane per questo tipo di difesa; per certe zone sarebbe stata affidata solo a quelle ma in altri casi le italiane
avrebbero contribuito alle difese alleate di porti e simili zone importanti.
Per quanto riguardava l’Unità dei servizi, prevedendo che i tedeschi, ritirandosi, avrebbero distrutto porti,
strade, ferrovie, in modo massivo, questo avrebbe comportato notevoli difficoltà alle Unità principalmente
addette ai collegamenti e quindi il ripristino di quanto distrutto, avrebbe richiesto il massimo impiego di
manodopera italiana, specializzata e non.
Per quanto riguardava l’impiego delle Forze aeree italiane, gli alleati preferivano che esse fossero impiegate
per supportare le missioni operative italiane e, se questo fosse stato possibile, anche le forze dei patrioti nei
Balcani. Gli aerei non operativi e gli equipaggi, compresi gli aerei da trasporto e da ricognizione marittima,
dovevano essere impiegati per sostenere l’aviazione italiana nei suoi compiti previsti; non era escluso anche
l’impegno per sostenere le operazioni alleate. Il personale tecnico italiano, del quale peraltro si riconosceva
la grande professionalità, sarebbe stato impiegato per la riparazione e manutenzione degli aerei italiani.
Per quanto riguardava la smobilitazione prevista, per la prima volta si faceva notare che bisognava conside-
rare le necessità dell’agricoltura e delle miniere. Infatti, si chiedeva di conoscere la quantità di manodopera
che avrebbe potuto essere rilasciata, per il pieno sviluppo dell’agricoltura e delle miniere, proprio per quanto
fosse necessario a civili e militari. Bisognava inoltre fare una attenta quanto accurata smobilitazione per assi-
curare un impiego agli elementi delle truppe non più regolarmente inquadrate e occorreva che, comunque,
i lavori militari fossero coperti dal necessario personale, aldilà della smobilitazione.
Considerato che vi erano ancora 180.000 uomini in Sardegna, gli alleati desideravano trasferire nell’Italia
continentale almeno 140.000 uomini con un minimo di equipaggiamento, appena possibile .
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Due giorni dopo, Ambrosio rispose a Taylor, sottolineando che il Comando Supremo avrebbe desiderato una più
larga partecipazione alle operazioni belliche delle armate anglo americane, tanto più che era stato autorevolmente affermato che
le condizioni di armistizio sarebbero state attenuate in relazione alla reale collaborazione italiana. Era evidente-
mente necessario consentire di esplicare quella collaborazione anche sotto la forma dell’azione bellica diretta, che era la
più efficace specie dopo la dichiarazione di guerra, sosteneva Ambrosio, nella corretta ottica di guadagnare spazi vitali
ai militari italiani di ogni ordine e grado e mansione, anche a fini psicologici, non ultimi da considerare per la
situazione esistente. Assicurando Taylor che si stava provvedendo o si era già provveduto nel senso richiesto
dal memorandum, indicava nel tenente colonnello Mellano del Comando Supremo la persona con la quale il
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capitano Rendell della Missione Alleata avrebbe potuto prendere contatto per avere tutti i dettagli richiesti .
Lo stesso giorno Ambrosio mandava un promemoria a Castellano presso il Comando delle Forze Alleate, indi-
cando che le operazioni degli Alleati procedevano con una lentezza esasperante… comunque se il ritmo dell’avanzata non
fosse cambiato, i tedeschi avrebbero avuto modo e tempo di distruggere tutta l’Italia e di asportare ogni minima risorsa…
Rimproverava anche a Castellano che la principale ragione che aveva determinato l’accettazione dell’armi-
stizio, in quei termini, era stata la sua affermazione, secondo probabilmente quelle che erano state le assi-
curazioni degli Alleati, che Roma sarebbe rimasta in crisi pochi giorni perché era previsto con l’arrivo della
forza angloamericana a nord di Roma una rapida liberazione della capitale. Invece, i giorni erano divenuti
settimane: quella di Ambrosio era una previsione corretta perché le settimane sarebbero divenute mesi. Pre-
vedeva Ambrosio che il Paese sarebbe andato incontro a danni ingenti e lutti perché l’avanzata alleata era
molto lenta e gli alleati, a suo giudizio, non ottemperavano a una delle premesse considerate fondamentali e
determinanti dell’armistizio. Scriveva:
7 Ibidem, doc. n.48, 17 ottobre 1943, p.59-60. Memorandum sulla politica riguardante l’impiego delle Forze Armate italiane.
8 Ibidem, doc. n. 54, L 2066, 19 ottobre 1943, p.65-66.
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