Page 183 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO



           Doveva anche compilare e inviare giornalmente al centro radio (Centro X) un bollettino con le notizie ope-
           rative più urgenti che potevano interessare le Forze, italiane e angloamericane, nell’Italia meridionale; doveva
           esaminare e analizzare le notizie ricevute in un notiziario riassuntivo da diramare, in un numero limitato di co-
           pie a quegli elementi che avevano uno speciale interesse operativo, per sabotaggi o per evitare possibili catture.
           A mano a mano il Centro riuscì a organizzarsi e ad articolarsi con un Capo Servizio, uno schedario, un
           Gruppo Centrale, che elaborava le notizie operative, sulla base delle quali compilava gli importanti messaggi
           giornalieri da trasmettere al Comando Supremo, all’Ufficio Informazioni e Collegamento; sulla base delle
           richieste di quest’organo di vertice forniva dati e precisazioni e soprattutto provvedeva a intensificare e a
           dirigere l’attività dei Gruppi che da lui dipendevano.
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           La struttura comprendeva poi il cosiddetto Gruppo ‘Margaritondo’ : raccoglieva, vagliava e controllava le in-
           formazioni di carattere politico e militare o che interessavano il controspionaggio, a mezzo di numerosi elemen-
           ti che operavano in modo continuativo nell’Italia centrale e a volte si spingevano anche in quella settentrionale.
           Seguiva il Gruppo ‘Lo Faso’, che raccoglieva e analizzava le notizie che arrivavano per mezzo dei vari nuclei ad-
           detti al controllo del movimento stradale e ferroviario, nel Lazio e nell’Abruzzo e che riguardavano anche notizie
           di carattere operativo nelle retrovie nemiche; in questo Gruppo vi era anche una sezione di controspionaggio.
           Era stato comunque costituito un Gruppo di C.S. che doveva provvedere a tenere al corrente, in base alle
           segnalazioni pervenute dalle indagini che conduceva, lo schedario dei sospetti e una mappa, con la situa-
           zione degli elementi operativi e logistici tedeschi con sede in Roma, e una, per quelli dislocati fuori Roma.
           Doveva altresì tenere aggiornato un elenco dei depositi delle armi esistenti nella capitale e ad informare con
           tempestività, quando possibile, tutte le persone che erano state minacciate d’arresto per motivi politici.
           Per ordine di Armellini, furono integrati nel Centro ‘R’: il Centro A (Aeronautica derivato dal nucleo infor-
           mazioni del SIA) e il Centro M (Marina): infatti anche la Marina aveva organizzato un proprio servizio infor-
           mazioni clandestino, in collegamento con gli omologhi, nato dall’evoluzione del SIC (Servizio Informazioni
           Clandestino) che era a sua volta erede del SIS Marina, ricostituitosi a Brindisi.
           A questi due Centri arrivavano notizie militari dai comandi delle due Forze Armate e quelle che giungevano
           al Centro dal Comando delle ‘bande’ interne di Roma.
           L’attività di questi Centri informatori fu seguita sempre con grande interesse da parte dei Comandi Alleati,
           che utilizzarono le informazioni raccolte dal Centro ‘R’ e dagli altri Centri, anche per scopi operativi, che
           permisero buoni risultati in campo bellico. Fu particolarmente curato e produttivo il monitoraggio della
           segnalazione del traffico ferroviario e stradale in tutta la zona dell’Italia centrale. La continua tempestiva
           segnalazione di attività di mezzi di assalto nazi-fascisti consentì molto spesso di neutralizzare quelle missioni
           e di catturare militari e agenti nemici.
           Questo Centro informativo ‘R’, ben coadiuvato dagli altri due centri informativi militari, aveva iniziato a
           funzionare il 19 settembre 1943 e continuò la sua importante funzione di resistenza militare clandestina
           informativa fino alla liberazione di Roma, il 4 giugno 1944.
           In questo fervore di iniziative di resistenza clandestina, in un momento così difficile in genere per tutta l’Italia,
           da Roma fino al nord, nella capitale però, come in altre città, erano forti i sentimenti di reazione contro il tede-
           sco e di totale revisione delle opinioni su quello che era stato il governo fascista negli anni, valutandone total-
           mente quanto di negativo aveva portato alla popolazione italiana, inclusa una guerra sanguinosa e distruttiva.
           In quel periodo aveva costituito una ‘banda di resistenza’, poi afferente al Fronte di Montezemolo, anche il
           generale Carlo Sabatini. Il suo gruppo, Montesacro-Sant’Agnese, era in maggioranza costituito da Carabi-
           nieri Reali in gran parte armati, circa 5.000 elementi, direttamente collegato con Filippo Caruso .
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           Collegate con il Fronte Clandestino vi erano anche la banda ‘Sorice’ comandata dal generale Olmi; un gruppo
           ‘Sprovieri’ con a capo il dottor Sprovieri; un gruppo IVE, comandato dal generale Rovero; la banda ‘Trion-
           fale’ con il tenente colonnello Vetere; tre bande dei Volontari della Libertà con a capo un colonnello e due
           generali; i GAP comunisti; la banda ‘Monte Mario’ con a capo un civile, una squadra partigiana del lavoro .
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           18   Dal nome del suo capo, Giuseppe Margaritondo, tenente colonnello dell’Esercito, in servizio di Stato Maggiore.
           19   Cfr. AUSSME, I3, b.149, lettera di Quirino Armellini, 22 novembre 1944.
           20   L’elenco molto dettagliate delle bande e della loro organizzazione, inserite nel Fronte Clandestino si può leggere in un do-

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