Page 315 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO



           Ai primi di luglio, lungo la costa occidentale, le truppe alleate avevano conquistato Cecina senza difficoltà.
           Siena era stata raggiunta più tardi dal Corpo d’Armata francese e negli stessi giorni la divisione coloniale
           francese, trasportata via mare dalla Corsica, conquistava l’isola d’Elba, facendo molti prigionieri, dopo gior-
           ni di aspri combattimenti ma sostenuta dalle forze navali e aeree alleate.
           Il 19 luglio 1944 la città di Livorno, che nel 1943 era stata duramente colpita e distrutta dai bombardamenti
           intensi delle forze alleate, fu liberata dai partigiani e le truppe americane guidate da Clark entrarono in una cit-
           tà già libera. Lucca venne liberata dalla resistenza italiana e consegnata alle truppe alleate il 5 settembre 1944.
           A Siena, liberata, il generale Alexander sistemò il suo quartier generale in un castello a pochi chilometri
           di distanza e lì ricevette la visita di Churchil l che arrivava da Roma dove aveva incontrato il principe
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           ereditario Umberto, ormai Luogotenente del Regno e quindi comandante delle Forze Armate italiane
           ‘cobelligeranti’ sul fronte. Churchill sperava che il Principe riuscisse a dare avvio e a consolidare una
           Monarchia costituzionale in una Italia libera, forte e unita. Si rendeva conto che il problema istituzionale
           era divenuto politicamente sempre più forte e divisivo, anche se l’obiettivo importante da raggiungere, al
           momento, era liberare l’Italia dai nazifascisti e sconfiggere la Germania ovunque. Churchill aveva appog-
           giato il piano di Alexander sull’attacco alla Gotica perché intendeva arrivare il più presto possibile oltre la
           linea difensiva tedesca per giungere fino a Vienna rapidamente; piano che non poté essere eseguito per la
           preminenza data ormai al fronte francese.
           Il Primo Ministro britannico partì in aereo, da Napoli per l’Inghilterra, il 28 agosto 1944, lasciando un
           messaggio di speranza e di incoraggiamento diretto al popolo italiano per il quale manifestava un grande
           rispetto; il testo poneva delle domande importanti sulla libertà, sul diritto di libera espressione, sul diritto di
           sostituire un governo che non godeva più della fiducia popolare ed altre domande del genere riguardante la
           struttura di uno Stato libero… e chiuse il suo messaggio indicando che quelle semplici domande implicava-
           no quei principi sui quali si sarebbe dovuta fondare nel futuro una nuova Italia.
           Intanto, dal punto di vista strettamente militare, la Via Tirrenica verso la Gotica era stata aperta e consolidata.
           Occorreva aprire e consolidare quella Adriatica.



           Verso Bologna, Piacenza e Venezia…

           In agosto 1944, nonostante le sue forze fossero state depauperate per altri scopi strategici, Alexander, come
           aveva illustrato a Churchill, si preparò ad attaccare la Gotica, utilizzando la prima metà del mese per redigere
           dei piani operativi e riorganizzare le sue forze che erano state indebolite dal prelievo occorso per preparare
           lo sbarco in Francia. Quella linea difensiva tedesca era ampia circa 320 km e sfruttava soprattutto l’Appenni-
           no tosco-emiliano con due vie laterali considerate anche ‘zone di facilitazione’ che ne avrebbero permesso il
           superamento, se non opportunamente difese, accerchiando i difensori arroccati sulle montagne della Linea.
           Molti studi osservano che essa non era costituita da una singola linea fortificata continua ma corrispondeva
           a una serie di possibili posizioni di ostacoli naturali che consentivano agevolmente una forte difesa. Occor-
           reva superarla per raggiungere la pianura padana.
           Mentre si attaccava la difesa della Gotica, occorreva sferrare un colpo anche sul versante adriatico, dove, tra
           valli e fiumi, se le condizioni meteo fossero state buone, si presentava un terreno abbastanza favorevole.
           Alexander confidava sul fatto che il nemico Kesselring non avrebbe potuto permettere che la parte sinistra
           della sua difesa fosse aggirata e che quindi Ancona, Bologna e Venezia venissero ‘occupate’. Ragion per
           cui, ragionava Alexander, se l’attacco nella zona adriatica di Bologna fosse stato intenso, il tedesco avrebbe
           dovuto, rafforzando il fianco minacciato, distogliere truppe dalla linea difensiva della Gotica, indebolendola,
           permettendone poi lo sfondamento alle truppe alleate e quindi l’inizio della vittoria finale con la liberazione
           completa dell’Italia settentrionale.
           Ci volle infatti quasi un anno per oltrepassarla se tutte le operazioni che furono condotte a cavallo dell’Appen-
           nino tosco emiliano e sul versante adriatico siano certamente da considerarsi come una diretta offensiva contro



           39   A Roma il Primo Ministro britannico era stato anche ricevuto in udienza dal Papa.

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