Page 314 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 314

“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Firenze e altre cittadine toscane sono liberate


           Sfondata dalle truppe Alleate la Gustav il 18 maggio, i tedeschi si ritirarono su quella che era nota come la
           Linea Hitler, più a nord, in attesa di terminare la sistemazione difensiva della Gotica.
           Nel luglio del 1944, i tedeschi cercavano sempre di ritardare l’avanzata alleata, che li teneva, comunque,
           molto impegnati in difensiva, e nel tentativo di riorganizzare le proprie truppe per disporle sulla linea quasi
           pronta, la Gotica che andava dall’Appennino tosco emiliano alla riviera adriatica, tra Fano e Rimini.
           Non vi riuscivano molto, però, perché le truppe alleate continuavano lentamente ma inesorabilmente a
           salire verso il Nord. La resistenza più forte si era concentrata in Toscana proprio per contrastarle e tenerle
           lontane dalla Gotica per il maggior tempo possibile. Valutata la situazione pericolosa, nella notte fra il 4 e il 5
           agosto, i tedeschi decisero di lasciare Firenze, facendo saltare tutti i ponti, salvo Ponte Vecchio, ma minando
           i palazzi che davano accesso a quel secolare punto di attraversamento dell’Arno e, come avevano fatto per
           Roma sui Colli Albani, si attestarono nelle vicinanze di Firenze, nella sede di un convento, il Poggio dell’In-
           contro (nel Comune di Bagno a Ripoli, in posizione dominante su Firenze e sul Valdarno), facendone un
           punto strategico per sorvegliare il nemico e difendere il ritiro delle truppe tedesche. Nel frattempo, per la
           prima volta però, vi furono accordi tra ufficiali alleati, che erano nei pressi di Firenze, il Comitato Toscano
           di Liberazione Nazionale (CTLN) e i Comitati delle Brigate Garibaldi giunte a Firenze.
           I tedeschi resistettero nel convento fino al 9 agosto quando dei carristi inglesi entrarono nell’antico edificio
           e riuscirono a sopraffare i tedeschi, cannoneggiando e mitragliando. Liberarono dall’occupazione le colline
                                                                                                       37
           di Bagno a Ripoli, lasciando solo macerie del convento, a testimonianza della durezza del confronto .
           A Firenze si combatté fin oltre quell’11 agosto che aveva visto l’insurrezione della popolazione con l’aiuto
           della 22ª bis Brigata Garibaldi “Vittorio Sinigaglia” che prese il comando della città. In quei giorni il CTLN no-
           minò la Giunta Comunale: per la prima volta un’amministrazione locale veniva nominata da rappresentanti
           della resistenza antifascista. Quella che viene ricordata come la ‘battaglia di Firenze’, terminò il 1º settembre
           1944 con la liberazione di Sesto Fiorentino e Fiesole.
           Nei dintorni vi erano stati molti scontri tra le SS e singoli, civili o militari clandestini, che furono uccisi. Tra
           di loro alcuni Carabinieri, ritenuti ormai nemici dichiarati.
           Pochi giorni prima, in questa cittadina, su un colle immediatamente alle spalle di Firenze, il 12 agosto 1944, tre
           Carabinieri si consegnarono ai tedeschi per evitare che 10 ostaggi civili fossero giustiziati. Erano tre militari che
           si erano uniti alla resistenza locale, in particolare alla Brigata V, della Divisione Giustizia e Libertà, pur rimanendo
           ufficialmente in servizio. Il Comandante della Stazione, Vice brigadiere Giuseppe Amico, fu il capo di quella re-
           sistenza locale, comandando una delle otto ‘squadre d’azione’ previste nella Brigata. La Stazione aveva svolto in
           quell’area un’intensa attività informativa e di collegamento, provvedendo anche alla copertura dei patrioti e all’aiuto
           dei prigionieri alleati che erano riusciti a evadere. I tedeschi erano riusciti a comprendere che i Carabinieri di quella
           Stazione svolgevano attività ‘partigiana’ di contrasto. In sintesi, si stava avvicinando la liberazione di Firenze e
           Amico, per una serie di motivi legati non solo al suo lavoro istituzionale, si trovava in città per congiungersi con
           i membri della divisione partigiana nella quale era integrato. A Firenze vi erano ormai le unità dell’8ª Armata bri-
           tannica, con la quale operavano anche due compagnie dei Carabinieri, che combattevano per le strade. Essendo
           la città prossima alla liberazione, Amico riuscì a far arrivare ai Carabinieri della Stazione di Fiesole l’ordine di
           abbandonare la caserma, per raggiungerlo a Firenze. Non fu possibile. I tre Carabinieri, nascosti nelle rovine ar-
           cheologiche del Teatro Romano, all’alba del giorno 12 agosto cercarono di predisporre delle azioni di sabotaggio
           per aiutare l’avanzata delle truppe alleate. I tedeschi si resero conto che la Stazione dell’Arma era deserta e convo-
           carono il segretario del Comune e un altro impiegato comunale per sapere dove quei militari si fossero nascosti,
           minacciando di uccidere 10 ostaggi civili se essi non si fossero presentati. Nel pomeriggio del 12 agosto, i tre uo-
           mini, essendo venuti a sapere della minaccia tedesca dal Cancelliere della Curia Vescovile di Fiesole e dal segretario
           comunale, decisero di presentarsi, avendo prima recuperato l’uniforme, nel tardo pomeriggio, al comando tedesco.
           I Carabinieri Alberto La Rocca, Vittorio Maramdola e Fulvio Sbarretti, arrestati, dopo un’ora furono fucilati .
                                                                                                          38

           37   Alla fine del conflitto il convento è stato ricostruito nelle forme che sono visitabili oggi.
           38   Per i dettagli v. I Carabinieri nella Resistenza…, cit., pagina 88-92, tutti e tre hanno avuto la Medaglia d’Oro al Valor Militare
           insieme a un altro collega, che era stato ucciso in uno scontro a fuoco il giorno prima.

              310
   309   310   311   312   313   314   315   316   317   318   319