Page 50 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Il 5 settembre ad Alessandria, ad esempio, erano stati rinvenuti dei manifestini a firma “comitato operai” che
           incitavano gli italiani a cacciare i tedeschi dall’Italia. A Milano 1.300 operai dello stabilimento Magnaghi, in
           seguito alle notizie relative allo sbarco di truppe alleate in Calabria, avevano sospeso il lavoro, chiedendo a
           gran voce, insieme all’aumento delle paghe per i meno remunerati, soprattutto la pace. Anche a Trento (sta-
           bilimento Caproni), e Varese erano state segnalate sospensioni parziali di lavoro. Gran parte delle industrie
           ancora in attività segnalavano astensioni dal lavoro come a Busto Arsizio, il cotonificio Candiani; a Milano,
           lo stabilimento Borletti; a Sesto San Giovanni, le Officine Marelli. Fu sospeso anche il lavoro per 40 minuti
           presso il Reparto Meccanico degli stabilimenti della Dalmine a Bergamo. Il giorno stesso della notizia uffi-
           ciale dell’armistizio, 8 settembre, ancor prima della dichiarazione ufficiale di Badoglio che comunque aveva
           dovuto fare rapido seguito a quella del generale Eisenhower, la notizia si era comunque diffusa (probabil-
           mente era giunta proprio dalle truppe sbarcate in Calabria), o intuita; a Venezia 400 operai dello stabilimento
           Sava di Porto Marghera, alla conferma della notizia, si erano stati astenuti dal lavoro. A Scafati (Salerno) 300
           persone, avevano inscenato una dimostrazione pacifica, agitando degli stracci bianchi. A Roma nel quartiere
           Ponte erano state rinvenute delle scritte murali: viva la pace a morte i tedeschi… non solo nella capitale. Si sapeva
           che nei sotterranei di una casa tedesca di Roma in via Margutta erano stati accantonati forti quantitativi di
           armi automatiche e un gran numero di fusti di benzina e il fatto aveva impensierito di abitanti.
           Il Servizio informativo inviava ad horas la situazione delle forze germaniche in Italia e nelle zone di confine.
           Il 7 settembre si seppe per certo che alcune divisioni tedesche sarebbero giunte nella capitale, per restaurare
           il regime di Mussolini, come puntualmente avvenne dopo la liberazione del Duce sul Gran Sasso (Operazio-
           ne Quercia), il 12 settembre successivo. Lo stesso consolato tedesco a Roma aveva invitato i concittadini che
           risiedevano nella capitale a lasciare la città con un treno speciale in partenza da Roma, entro l’8 settembre.
           Queste notizie erano state date da un ufficiale della marina tedesca in Roma in un suo colloquio con due
           gerarchi fascisti: un attento informatore, sotto copertura, ma che sicuramente frequentava il mondo militare
           e diplomatico, aveva ascoltato e riferito a chi di dovere.
           Lo stesso giorno, in effetti, erano già giunti alla periferia della capitale dei reparti motorizzati delle SS che
           dovevano stroncare ogni sommossa, ampiamente prevista dalle gerarchie militari di Berlino.
           Era già chiaro quello che sarebbe avvenuto nei giorni seguenti.










































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