Page 121 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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112 PAOLO ALBERINI
Anche il sistema amministrativo, buono in teoria, in pratica con l'andar
del tempo, evidenziò tu tte le manchevolezze insite nella sua debolezza strutturale
e nella carenza o assenza di controllo. La corruzione dilagava in ogni livello
della gerarchia statale e tutto, persino le cariche pubbliche, finiva per essere
comprato.
La potenza e l'autorità della Sublime Porta andarono, a partire dal XVIII
secolo, sempre più scemando: scenari di intrighi, di corruzione, di decadimento
attraversavano la corte, la capitale e. le principali città dell'Impero. La figura
stessa del Sultano ne risultava svilita e ridotta a rango di monarca simbolico. A
ciò si aggiunga, a partire dalla fine dci secolo XVIII e dall'inizio del XIX,
l'insorgere nelle regioni a maggioranza cristiana di sOllllllovimenti, ribellioni e
rivolte, che anche se duramente represse nel sangue marcavano tuttavia una tappa
verso l'emancipazione.
Così anche a Creta, dove per decenni la situazione non fu mai tranquilla,
si succedettero rivolte nel 1821, 1858, 1866. Già durante tale rivolta la Marina
italiana, unendosi a quella francese e russa, accorse per proteggere le comunità
cristiane da possibili massacri, inviò sul posto un modesto avviso, l'Authion, a
rappresentare la bandiera italiana nell'opera umanitaria intrapresa dai tre governi.
L'intervento fu tutt'altro che irrilevante poiché per la prima volta l'Italia si
collocava a fianco di due grandi potenze in una azione umanitaria, in una regione
di grande instabilità(4).
La rivolta del J 878 si risolse con un successo per i cristiani, che ottennero
importanti garanzie con il patto di Halepa(5). Tale documento, sottoscritto dalla
Porta con la mediazione e la garanzia delle potenze, stabiliva l'istituzione di
un'assemblea a maggioranza cristiana, che avrebbe assicurato l'alta sorveglianza
di tutti gli atti del governatore, riunendosi ogni anno per votare il bilancio e le
leggi. 'T'aIe patto prevedeva inoltre che il governatore, seppur nominato dal
Sultano, sarebbe stato cristiano, che i funzionari pubblici sarebbero stati per i
due terzi di etnia greca, che le truppe turche sarebbero rimaste confinate nei
presidi ordinari mentre la gendarmeria doveva essere sciolta e ricostituita con
elementi provenienti dalle province balcaniche, inquadrati da ufficiali europei.
Anche il sistema giurisdizionale doveva essere riformato(6).
Nel 1886 nuovi moti scoppiarono a Creta e in quella occasione la Regia
Marina si dislocò in forze nelle acque dell'isola coordinandosi con la squadra
di S.M. britannica, partecipando al blocco delle coste greche con due squadriglie
di torpediniere e con il piroscafo Cavour.
Abbiamo già detto dell'invio della squadra dell'ammiraglio Accinni in Levante
in occasione della crisi armena del 1894-1895.

