Page 123 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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114 PAOLO ALBERINI
sede di una consistente guarnigione turca e di un importante arsenale. Era chiaro
che l'Italia aveva interesse a Creta indipendente dalla Porta (9).
Nel frattempo a Costantinopoli, nelle persone degli ambasciatori, si ricreava
il Concerto delle grandi potenze che invitava la Sublime Porta a non disattendere
il patto di Halepa. Il Sultano nominò governatore di Creta Giorgio Berovitch,
principe di Samo, di religione cristiana, e promise un'amnistia agli insorti.
Tuttavia i disordini non cessavano, anzi gli insorti cristiani, palesemente spalleggiati
dalla Grecia che aspirava all'annessione dell'isola, avanzarono tramite l'assemblea
nuove richieste, secondo le quali, si richiedeva uno statuto di autonomia simile
a quello in vigore a Samo. I musulmani reagirono respingendo ogni possibile
concessione e sull'isola ripresero violenti gli scontri e i massacri.
Il 22 settembre giungeva al Pireo l'ammiraglio Felice Napoleone Canevaro,
comandante in capo della Squadra Attiva, con le corazzate Sicilia e Sardegna e
l'incrociatore torpediniere Euridice. La sua missione era "perfettamente pacifica
e amichevole verso tutti, ma nello stesso tempo di osservazione perché gli
interessi dell'Italia non vengano a soffrire sul mare se altri mancasse ai patti
dei trattati"(IO).
Alla fine di ottobre giunse anche la II divisione navale della Squadra
Attiva al comando dell'ammiraglio Enrico Gualterio, costituita dalle corazzate
Francesco Morosini, Andrea Doria, Ruggiero di Lauria e dagli arieti torpediniere
Stromboli e Giovanni Bausan. La squadra del Levante ricevette le istruzioni di
mantenersi in buoni rapporti con il governo ottomano, di assicurare l'incolumità
delle nostre colonie ed in generale di tenere alto il prestigio della bandiera.
Tuttavia, ove se ne presentasse la necessità, la squadra aveva l'ordine di seguire
le navi di altre potenze, o anche la sola squadra inglese, in una eventuale
azione a Costantinopoli (l l) .
L'atteggiamento italiano era quindi quello di attenersi alle decisioni unanimi
del Concerto, ma in particolare a quelle della Gran Bretagna, che, come si era
visto durante la crisi armena, aveva adottato una politica di maggior fermezza
nei confronti dell'Impero ottomano.
La situazione a Creta non migliorava, nonostante le buone intenzioni del
governatore Berovitch pascià e l'azione delle flotte internazionali, alle quali si
erano aggiunte unità austro-ungariche e una nave germanica. La popolazione
musulmana affluiva nelle città, violando le case dei cristiani, costretti a fuggire
nelle campagne. La Grecia appoggiava apertamente gli insorti, intensificando la
propaganda nell'isola affidata a propri agenti.

